Le aspettative dei poliziotti italiani


Le aspettative dei poliziotti italiani

Lo scorso 27 marzo, con la prima riunione tecnica presso la Funzione Pubblica, si sono aperte ufficialmente le trattative tra le rappresentanze sindacali dei poliziotti e il governo per il rinnovo del contratto.
In quella occasione, il governo ha annunciato la propria proposta di aumento retributivo mensile medio di 155,40 Euro, pari a 301.100 lire lorde, a regime, cioè alla data del 31.12.2003.
L’offerta è stata respinta e considerata inadeguata dalla gran parte delle organizzazioni sindacali che neanche questa volta, purtroppo, sono riuscite a presentare una piattaforma rivendicativa unica.
Ovvio che da questa situazione a trarne vantaggio sarà il governo e quei sindacati per i quali la battaglia contrattuale è un’occasione più unica che rara per porre in evidenza i propri veri o presunti meriti e, soprattutto, i veri o pretesi demeriti degli altri; perciò, almeno sotto questo profilo, niente di nuovo.
Il sogno di un sindacato unito almeno nelle grandi questioni, nell’interesse di tutti i poliziotti di ogni ordine e grado, è destinato ancora una volta a rimanere tale chissà per quanto tempo ancora e, di conseguenza, chissà per quanto tempo i poliziotti stessi dovranno ancora piangere se stessi in quanto causa dei propri mali, economici e normativi.
Il rinnovo contrattuale, per quello che concerne la parte economica, riguarda il biennio 2001/2002, e questa volta le speranze e le aspettative di un aumento retributivo congruo erano davvero forti, così come forte in tal senso era la fiducia in un governo che, se si esclude la campagna elettorale dove le promesse si sprecano, aveva affermato in più occasioni di voler dedicare la giusta attenzione verso i problemi degli appartenenti alle forze dell’ordine, non ultimo quello di un aumento di stipendio più che dignitoso.
Anche per questo, per quelle prese di posizione così nette e in qualche modo coraggiose da parte di autorevoli esponenti dell’attuale maggioranza, le speranze si erano rafforzate, senza però abbandonare prudenza e cautela in attesa di riscontri oggettivi e di vedere seguire i fatti alle parole, cosa assai rara in politica ma che non si deve e non si può mai escludere a priori.
Accendere gli entusiasmi, si sa, costa poco, soprattutto quando si tratta di quelli di una “categoria” (brutta parola, l’abbiamo già detto altre volte) che fino a ieri in fatto di aumenti retributivi si è dovuta accontentare delle briciole che cadevano dal tavolo, quello sul quale i governi precedenti e i sindacati maggioritari concordavano, o sarebbe meglio dire “concertavano” gli accordi, presentando poi ai poliziotti dei contratti a dir poco indecenti.
Per ora siamo solo all’inizio, e non è sempre vero che il buon giorno si vede dal mattino, a volte il tempo cambia col passare delle ore, quindi non sarebbe sensato precorrere i tempi e darsi per sconfitti in partenza; piuttosto è giusto e legittimo augurarsi che il governo mantenga fede alle parole e che i sindacati, soprattutto quelli che “contano” grazie ai numeri che gli danno comunque ragione, si dimentichino dei giochi di potere e per una volta almeno non si facciano prendere dalla tentazione di metterla in politica, ma gettino sul piatto della bilancia tutto il loro peso per non deludere i loro iscritti e i poliziotti tutti.
Va da sè che quando l’interesse è comune le divisioni e i contrasti, gli interessi di bottega e retrobottega devono necessariamente essere accantonati in nome di un obiettivo superiore, primario e assoluto

10 dicembre 2002 S. Baiocchi