NON TUTTI gli imam vengono per nuocere (ma alcuni…)


NON TUTTI gli imam vengono per nuocere
(ma alcuni…)

Per dirla con sincerità, siamo del parere che in realtà l’Imam della moschea di Torino abbia espresso ciò che pensa realmente, e che non sia l’unico a pensarla così.
Siamo addirittura convinti che egli abbia tutto il diritto di esprimere il suo pensiero, anzi, meglio che l’abbia fatto piuttosto che averlo tenuto per sè; sarebbe stato molto più preoccupante. Non che non lo sia, anzi, considerato il suo ruolo di guida spirituale, quindi anche politica, e considerato il valore che le sue parole hanno sui suoi fratelli di fede, non è assolutamente il caso di sottovalutare la situazione, in queste circostanze è possibile che qualcuno già idealmente predisposto possa convincersi della “nobiltà” dei valori della Jihad.
Però, proviamo a riflettere con più calma e attenzione. Iniziamo col dire che egli non è in Italia da pochi giorni o da due mesi, e magari non è propriamente sconosciuto agli “addetti ai lavori”, i quali sapranno dire a chi di dovere se è in che misura la sua presenza rappresenti un pericolo, posto che quei proclami devono essere in qualche modo sanzionati da subito in modo da dare un segnale forte, preciso e deciso su quale sia l’atteggiamento dell’Italia riguardo a quello che sta accadendo, per cui il giusto e dovuto rispetto delle leggi ma non solo è un principio che egli stesso è tenuto a osservare; in caso contrario si assuma le sue responsabilità delle quali poi dovrà rispondere avendo palesemente violato il codice penale italiano (non dimentichiamo che la legge obbliga chiunque si trovi nel territorio dello Stato) e avendo, con ciò, contribuito ad alimentare tensioni e paure la cui conseguenza potrebbe innescare un meccanismo perverso di reazioni a catena. Inoltre, si rende responsabile di attirare sulla comunità islamica che rappresenta, sentimenti di odio dei quali non si avverte proprio il bisogno.
Anche per questo, e non poco, lo Stato ha il dovere di intervenire, subito. Le polemiche sono già montate, accompagnate da un clima di isterismo ormai quasi consolidato.
Evitiamo di far scadere anche questo episodio nel solito sterile argomento di lotta politica e affidiamoci al buonsenso, per il bene di tutti, senza eccessi ma senza ingenue sottovalutazioni o, peggio, raffinate minimizzazioni.
Ha violato una legge dello Stato ? Bene, anzi, male. Paghi per ciò che ha fatto nella misura che è prevista. Esistono delle aggravanti ? Siano applicate senza sconti. Finito. Discorso chiuso.
Basta con l’uso della “diplomazia” nell’applicazione della legge, con le parole, le considerazioni sulle eventuali, possibili ripercussioni politiche e nei rapporti con i musulmani residenti in Italia che sono fedeli seguaci della loro religione e non dell’Imam di Torino.
A forza di inseguire una strana politica di applicazione “indolore” della legge abbiamo finito per confondere e confonderci, svalutando principi morali, etici e sociali, e creando una specie di zona grigia che a volte può essere bianca e altre nera, mentre queste diventano troppo bianche o troppo nere. Eccessi.
Inquisire un Imam oggi può essere sconveniente per ragioni di opportunità politiche e sociali ? No, se ciò risponde a precise e oggettive responsabilità di carattere penale che, si sa, sono sempre personali.
No, se a queste non si sovrappongono inutili disquisizioni di carattere diverso.
Al contrario, non percorrere questa strada, significa certamente rimettere per l’ennesima volta tutto in discussione, anche la legittimità di intervento dello Stato a tutela dei propri interessi.
E si tratta di interessi che sono patrimonio di tutti, italiani e non, occidentali e non, che vivono in questo Paese, altrimenti di quale civile convivenza andiamo chiacchierando ? Di quella fatta di legalismo invece che di legalità ? di quella fatta di tolleranza invece che di rispetto ?
Abbiamo le nostre responsabilità se l’Imam di Torino ha creduto di poter affermare certe idee e di poterlo fare esprimendosi in pubblico davanti ai fedeli nell’assoluta impunità. Oggi si parla di Islam, di religione, di Dio, della fede, delle differenze e della conoscenza di una realtà che si è consolidata negli anni nella più totale indifferenza generale, vantandoci di essere un Paese e un popolo di gente solidale, ed è sicuramente vero, ma anche irresponsabili e presuntuosi per certi aspetti, per avere sottovalutato e sottostimato il potenziale culturale di una civiltà che può arricchire e contribuire alla nostra crescita personale, e che, però, come è naturale che sia, non è fatta di santi ma di uomini, quindi anche di peccatori, esattamente come noi, che però continuiamo a produrre un autolesionismo che rasenta l’incredibile pur di non vedere, e a rimanere indifferenti davanti a segnali di un cambiamento fin troppo evidente.
Colpa di una politica ambigua in tema di immigrazione, che inseguendo solidarietà a tutti i costi e a buon prezzo, è scaduta nel pietismo, consentendo quindi la radicalizzazione di certe posizioni e correnti di pensiero. Estremizzazioni.
Come si fa a non capire, a non rendersi conto che se noi per primi facciamo dell’ambiguità un principio sul quale costruire le nostre posizioni chi vive nel nostro Paese da tempo non assimili anche certi modelli ?
e che la mancanza di chiarezza e di una linea di demarcazione netta tra ciò che è lecito e ciò che non lo è può essere un pericoloso varco aperto attraverso il quale può passare di tutto, anche un possibile abile reclutatore di terroristi che non può certo mettere un gazebo in una piazza per fare questo ma più semplicemente lanciare messaggi attraverso l’esercizio della propria attività ?
E’ un principio che vale in assoluto, per qualsiasi genere di circostanza. Il rispetto consiste anche in questo, nella chiarezza delle posizioni e nell’applicazione coerente delle leggi, senza che questo debba sempre diventare materia di scontro politico, ideologico o, peggio, religioso.
Vogliamo l’integrazione ? Bene, ognuno faccia la sua parte, musulmani compresi, i quali hanno tutto l’interesse ad adoperarsi per non confondersi e a non farsi confondere con gli integralisti prima e coi terroristi poi. Ne prendano atto, e prendiamone atto anche noi. Se è vero come è vero che una cosa è l’Islam e altra è l’integralismo e il terrorismo di quella matrice, facciano in modo che questo lo si capisca chiaramente, coi fatti. Di certi Imam possiamo fare a meno tutti, e non è un dramma per nessuno, anzi.

21 agosto 2002 S. Baiocchi