PIU’ PISTOLE UGUALE MENO REATI ?


PIU’ PISTOLE UGUALE MENO REATI ?

Quello alla sicurezza è un diritto sacrosanto di ogni individuo, e lo Stato ha il dovere di garantirlo. In Italia il problema si trascina ormai da anni, e da anni rimane lì, oggetto di lunghe discussioni, forum, dibattiti, convegni. Chiacchiere inutili ? Non sempre; ma anche quando il tema è affrontato con cognizione di causa e con argomentazioni valide e concrete, quando non finisce per essere materia di lunghe disquisizioni retoriche o esibizioni demagogiche, rischia di rimanere su un piano puramente teorico e di perdersi nel nulla di fatto. In pratica è quello che accade puntualmente. La gente chiede più sicurezza, ne sente evidentemente il bisogno, al punto da decidere di autoorganizzarsi, di proporre iniziative, e lo Stato che fa ? Niente. Nel senso che non si muove, non cambia, non si adegua ai tempi, continua a sperperare denaro pubblico mantenendo tre corpi di polizia per un totale di quasi trecentomila uomini senza riuscire a garantire un diritto che è un pilastro della libertà.
Tre amministrazioni diverse, ognuna con la propria logistica, con i propri mezzi e le proprie dotazioni tecniche e tecnologiche per esaltare l’immagine di più o meno speciali reparti investigativi, scientifici e non, perfettamente rispondenti alla logica del mercato che vuole la pubblicità quale anima del commercio.
La sicurezza, bene primario e assoluto, è ridotta a prodotto di mercato, e come tale spesso soffre di pubblicità ingannevoli, atte ad accreditare la bontà e la superiorità del prodotto stesso rispetto ad altri attraverso spot studiati, curati e realizzati nel minimo dettaglio, ma privi di riscontri nel risultato.
Un pò come quei detersivi miracolosi che poi, quando li usi, ti rendi conto che i miracoli sono una cosa troppo seria per giocarci sopra.
E di soluzioni miracolose in materia ne sono state immaginate, inventate e prospettate tante, alcune addirittura date come perfettamente operative ed efficaci, talvolta con enfasi tale da far credere che il risultato voluto è già raggiunto, o quasi.
Coordinamento, sale operative comuni, poliziotti, carabinieri e vigili “di quartiere”, il controllo del territorio, la polizia di prossimità, il servizio a domicilio e via dicendo.
Pubblicità, nient’altro che inutile pubblicità o, addirittura, ed è anche peggio, promesse e bugie di ministri dell’Interno e governi in momenti di forte impatto emozionale provocato da gravi fatti di sangue, come accadde a Milano pochi anni fa dopo l’omicidio di un commerciante nel corso di una rapina, o a Firenze quando furono prese di mira le villette delle colline circostanti da una banda di albanesi che per diversi mesi imperversarono nel centro- nord prima di essere arrestati.
La questione sollevata dal ministro Martino sull’eccessiva rigidità della legge sul possesso delle armi attiene ad un problema serio, al diritto alla difesa di ogni individuo davanti a un’aggressione armata come quelle con le quali devono fare i conti, tuttora, persone inermi che vedono violata l’intimità della propria abitazione e violentata la loro stessa dignità.
Solo chi ha avuto la sfortuna di guardare negli occhi un uomo, una donna, un bambino, successivamente a fatti di quel tipo può capire il loro grido di rabbia, il desiderio di ribellione e il senso di frustrazione per la netta sensazione di impotenza che li pervade e che segue alla dolorosa presa di coscienza di non essere adeguatamente tutelati.
E’ da questi sentimenti che nasce il desiderio di organizzare quantomeno un’autodifesa più o meno armata, sentimento che non deriva più una fastidiosa sensazione di insicurezza, ma dalla certezza di essere esposti pericolosamente e non adeguatamente tutelati.
Allora, si può immaginare che una persona possa accettare l’idea di subire senza nemmeno una possibilità di reagire ? Si può pretendere che una persona debba rinunciare alla possibilità di provvedere a proteggere la propria incolumità ?
No, non si può e nemmeno si deve perchè, come dicevamo, la sicurezza è un diritto primario del cittadino, che prima di tutto corrisponde al dovere assoluto dello Stato di garantirlo, e solo uno Stato irresponsabile e indifferente può cedere il monopolio della forza e lasciare il cittadino in balìa degli eventi e abbandonato a se stesso con una pistola in mano.
Quello stesso Stato che oggi come oggi, appunto, non riesce in una città come Firenze a mettere in campo più di cinque Volanti a turno, che non riesce ad attuare un controllo del territorio efficace ed efficiente, e che si lascia tentare da soluzioni di comodo che invece di tutelare le persone tendono ad invaderne l’intimità e a limitarne la libertà inutilmente con la moda delle telecamere installate nei punti “strategici” delle città, e che alla fine non servono a niente se non hai una pattuglia in grado di intervenire tempestivamente.
Meno telecamere e più Volanti, più pattuglie appiedate, servizi coordinati, uffici decentrati ma operativi, sia di giorno che di notte, questa è la direzione da seguire, semplice ed efficace.
In una parola, prevenzione, vera, seria e concreta, quella che con l’attuale sistema non è nemmeno lontanamente paragonabile.
Solo dopo aver fatto questo si può affrontare una riforma seria della legge sul possesso delle armi, che a quel punto, ne siamo certi, partirebbe da considerazioni oggettive di ben altra consistenza e valore, da presupposti diversi.
Farlo prima equivarrebbe ad una dichiarazione di fallimento da parte dello Stato, e se così fosse sarebbe veramente grave e preoccupante per tutti.

22 agosto 2002 S. Baiocchi