polizia e nonviolenza. Riflettere per capire.


polizia e nonviolenza. Riflettere per capire.

Il foglio “La nonviolenza è in cammino” è un periodico telematico del “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo che si è battuto per anni perchè questa proposta di legge giungesse in Parlamento. Pubblichiamo, di seguito, alcune riflessioni pubblicate in uno degli ultimi numeri, segnalando anche questa volta, quella di Giobbe Santabarbara per la chiarezza e la concretezza, nonché, naturalmente e per ovvi motivi, quelle di alcuni esponenti sindacali del Siulp, Coisp, Sap, Silp-Cgil.

RIFLESSIONE. GIANCARLA CODRIGNANI: UNA LEGGE PER LA FORMAZIONE ALLA
NONVIOLENZA DELLE FORZE DELL’ORDINE
[Giancarla Codrignani e’ una delle figure piu’ autorevoli della cultura e
dell’impegno per la pace; e’ presidente della Lega obiettori di coscienza.
Le siamo assai grati per questo intervento. Per contatti:
giancodri@libero.it]
Mi sembra molto importante che venga dalla base pacifista del nostro paese
un contributo cosi’ costruttivo come e’ la richiesta di una formazione
innovativa per le forze di polizia oggi diventata proposta di legge.
Anche quando la scuola era pubblica, “dell’obbligo”, e non veniva definita
come un’azienda,l’educazione alla civilta’ dei rapporti sociali non era
l’asse fondamentale. Succedeva (e succede) cosi’ che persone uscite dalle
“medie” ed entrate nelle forze dell’ordine tenessero (e tengano)
comportamenti non conformi con le regole della democrazia.
Occorre, quindi, un provvedimento che, anche senza mettere in questione la
struttura dei corpi di polizia, entri nel merito di cio’ che e’ compatibile
con la funzione sia di difesa dei cittadini sia di repressione dei crimini.
Ritengo, infatti, che una delle leggi piu’ importanti degli ultimi decenni
sia stata quella della smilitarizzazione della polizia di stato; purtroppo
la smilitarizzazione del “corpo” non comporta di per se’ la
smilitarizzazione della mente.
La nonviolenza e’ una cultura che fino a pochi decenni fa veniva considerata
un’utopia o un’etica, quando non una demenza. E’ necessario oggi darle gambe
e renderla effettiva.
Vorrei aggiungere un pensiero per altri percorsi ed altre proposte: anche i
corpi dell’esercito che vanno in “missione umanitaria”, in operazioni di
peace-keeping o peace-enforcing debbono avere una formazione nonviolenta
adeguata non solo a reagire a provocazioni violente ma anche a mediare tra
le popolazioni civili (per esempio, sarebbe bene conoscere qualche elemento
della lingua dei paesi in cui si interviene). Il problema e’ ancora una
volta quello di entrare nel merito dei problemi militari non solo per quello
che riguarda strategie e sistemi d’arma, ma la militarizzazione delle
coscienze, al fine di arrivare a prevenire (e non solo a regolamentare) i
conflitti.

RIFLESSIONE. ANTONIO MAZZEI: POLIZIA NONVIOLENTA
[Antonio Mazzei e’ uno studioso delle questioni dell’ordine pubblico di
grande rigore e valore. Riportiamo di seguito ampia parte di un suo articolo
che apparira’ sul periodico “Verona fedele” di cui e’ collaboratore. Lo
ringraziamo di cuore per avercelo trasmesso. Per contatti:
a.mazzei@libero.it]
Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo ha proposto una legge per la
formazione e l’addestramento delle forze dell’ordine alla conoscenza ed
all’uso delle strategie, delle tecniche e dei valori della nonviolenza. La
proposta e’ stata trasformata in un disegno di legge presentato il 6
dicembre 2001 dal primo firmatario, il senatore Achille Ochetto, nel corso
di una conferenza stampa svoltasi a Palazzo Madama.
Ma loro, gli addetti ai lavori, cosa pensano dei sei articoli che
attualmente compongono tale bozza?
L’ispettore Luigi Caracciolo, del direttivo nazionale del SILP-CGIL (una
delle due componenti – l’altra e’ la UIL – che nel dicembre del 1999 e’
uscita dal SIULP, il sindacato unitario della Polizia di Stato) ha qualche
perplessita’. “In assenza di un quadro di riferimento generale delle
funzioni da svolgere si puo’ esprimere sul testo una valutazione a livello
istintivo, ideologico, nel senso che tutto cio’ che e’ nonviolento mi puo’
star bene. Se pero’ mi mandi a fare il nonviolento in mezzo a degli ultras
scatenati sono costretto a rivedere queste mie posizioni. Posizioni che non
mi paiono quelle degli allievi che attualmente frequentano le nostre scuole.
Mi spiego: la Polizia di Stato e’ uno specchio di quella societa’ giovanile
che, fatte salve le frange del volontariato laico e cattolico, non esclude
affatto l’uso della violenza quale lecito sistema d’affermazione delle
proprie istanze”.
Non la pensa cosi’ Silvano Filippi riconfermato segretario del SIULP
scaligero in occasione del quinto congresso provinciale svoltosi a Legnago
lo scorso 19 novembre. “I giovani che entrano in polizia – afferma Filippi –
trovano piuttosto dei cattivi esempi, soprattutto a livello di
organizzazione dei servizi. I fatti di Genova, dove si sono registrate delle
colpe dell’apparato impreparato a gestire un simile evento, ne sono la
prova. Per la mia esperienza i poliziotti non si abbandonano ad atti di
stupidita’ o ad abusi: e’ una valutazione di comodo ritenere che la violenza
sia solo quella di chi indossa una divisa, pensando magari di ricreare la
logica dello scontro di piazza tra forze dell’ordine e dimostranti. Il
lavoro del poliziotto, poi, non e’ usurante solo sul piano fisico, ma pure
psicologico, e non si possono pretendere dei “superman” che per due milioni
al mese sappiano rimanere freddi ed insensibili a tutto cio’ che li
circonda. Le mie perplessita’ su questa proposta nascono anche da questo,
oltre che dal fatto che il disegno di legge contiene delle norme non di
immediata attuazione ed improntate ad un criterio di generalita’
programmatica con la previsione che ne derivino provvedimenti formali
demandati al ministro dell’Interno”.
Concorda con Filippi anche Roberto Osellini, ex ispettore della DIGOS di
Verona, in polizia dal marzo del 1982 all’aprile di quest’anno, promotore,
nel 1996, di un progetto, in collaborazione con la facolta’ di Scienze
dell’Educazione dell’Universita’ scaligera, per la costruzione di processi
di mediazione non ordinari ed inconsueti con i tifosi. “Ho insegnato
tecniche di polizia giudiziaria presso la Scuola Allievi agenti di Peschiera
del Garda e non mi sembra che i giovani poliziotti siano dei violenti
esaltati. Certamente si devono trovare nuove modalita’ d’azione che
privilegino il dialogo ed il rispetto reciproco. Occorre poi l’approccio
scientifico: i corpi di polizia, in ordine pubblico, affrontano alla stessa
maniera tutti: lavoratori che scioperano, tifosi, manifestanti “no global”,
studenti. In qualche modo si e’ rimasti ancorati all’intervento fisico,
mentre occorre quella che io, quando parti’ il progetto “Verona e i suoi
ragazzi della curva sud”, chiamo la cultura dell’ascolto, con gli operatori
di polizia visti non piu’ come avversari ma come garanti”.
“Di fronte a tale proposta – interviene Michele Dressadore, segretario
regionale del Sap, il maggiore fra i sindacati autonomi della Polizia di
Stato – avverto la stessa sensazione provata spesso in occasione del G8:
quella di sentirmi strumentalizzato, soprattutto da coloro che hanno
governato fino alla scorsa primavera. Cio’ mi induce al sospetto che molti
fra i sostenitori di questo progetto di legge non conoscano il giudizio
degli operatori di polizia sulle scelte operate dal passato esecutivo nella
politica dell’ordine e della sicurezza pubblica. La verita’ – prosegue
Dressadore – e’ che alla gara a proporre critiche e revisioni per le forze
dell’ordine (c’e’ pure una proposta di legge per rendere obbligatorio un
segno identificativo sulla divisa), non corrisponde nessuna azione tesa a
contrastare, ad esempio, il sempre piu’ frequente travisamento dei
manifestanti. Si ignora, poi, che nel programma di aggiornamento permanente
per il personale della Polizia di Stato e’ compreso un approfondimento della
tutela dei diritti umani. Non credo, infine, di apparire troppo malizioso se
faccio notare che dopo gli scontri con gli allevatori, avvenuti a Vicenza
nel novembre del 1997, pochi hanno palesato attenzioni cosi’ concrete per la
cultura della nonviolenza nelle forze dell’ordine”.
“Nei casi di ordine pubblico – aggiunge Rodolfo Fabrin, segretario
provinciale aggiunto del Coisp, un altro sindacato autonomo della Polizia di
Stato – la repressione viene considerata l’ultima ratio ma, all’atto della
sua utilizzazione, viene inserita come un’operazione chirurgica, con gli
inevitabili postumi del caso proprio come accade in chirurgia. Certamente le
forze dell’ordine vengono chiamate a tamponare le piu’ disparate situazioni
che non sempre la sola presenza della divisa puo’ contenere. Ecco perche’
l’operatore di polizia deve essere polivalente, in grado cioe’ di usare le
tecniche antisommossa e, quando il “campo” lo permetta, le tecniche
nonviolente”.
Conclude Pasquale Marchetto, dal 1983 al 1985 nell’Arma dei carabinieri, una
tesi di laurea in Scienze politiche sulla “diarchia” tra le forze
dell’ordine italiane ed esperto di istituzioni militari e di polizia: “Prima
di esprimere un giudizio sul disegno di legge bisogna porsi un interrogativo
sulla preparazione dei corpi di polizia nel campo dell’ordine pubblico, un
settore che da anni non veniva battuto per assenza dell’oggetto, cioe’ delle
manifestazioni. A Genova si sono notati poliziotti e carabinieri che
marciavano facendo il massimo del rumore, con passi cadenzati e manganelli
battuti ritmicamente sugli scudi: uno stile che in Italia non si era mai
notato e che porterebbe a concludere che le forze dell’ordine fossero state
addestrate al peggio. Pero’, e non solo nel nostro Paese, i poliziotti
operano con una forza numerica inferiore a quella di coloro che devono
affrontare in piazza e ad essa suppliscono con la strategia di impiego,
l’addestramento di gruppo e l’equipaggiamento opportuno, tre elementi non
confondibili con le tecniche nonviolente. Devo poi ricordare che, se e’ vero
che una circolare dello Stato maggiore della Difesa emanata nel 1950 e poi
ripresa nel regolamento sul servizio territoriale e di presidio del 1972
prevedeva che l’azione e l’armamento di chi era chiamato a ristabilire
l’ordine pubblico dovessero essere sempre superiori a quelle usate da chi
l’ordine aveva turbato, e’ pur vero che sin dal 16 febbraio1947 il ministero
dell’Interno aveva richiamato l’attenzione sulla necessita’ che il
comportamento degli organi di polizia fosse ispirato al massimo rispetto
della dignita’ e della persona dei cittadini; ed il richiamo finale di una
circolare che l’allora capo della Polizia Vincenzo Parisi aveva inviato ai
questori nel marzo del 1990 era quello di evitare, in ogni caso, l’uso delle
armi da fuoco anche a scopo solo intimidatorio”.

RIFLESSIONE. GIOBBE SANTABARBARA: UNA LEGGE PER LA LEGALITA’, PER LA
SICUREZZA PUBBLICA, PER LA DIFESA DEI DIRITTI DI TUTTI
[Giobbe Santabarbara, come e’ noto, esprime il punto di vista del “Centro di
ricerca per la pace” di Viterbo]
La proposta di legge per la formazione e l’addestramento delle forze
dell’ordine alla conoscenza e all’uso dei valori, delle tecniche e delle
strategie della nonviolenza intende mettere le risorse della nonviolenza a
disposizione degli operatori pubblici investiti dell’importante e
delicatissima funzione di garantire la sicurezza pubblica, far rispettare la
legalita’, contrastare il crimine, difendere i diritti di tutti.
Il “Centro di ricerca per la pace” di Viterbo ha formulato questa proposta
da anni, ma solo da alcuni mesi ha trovato un ascolto crescente sia da parte
della societa’ civile sia da parte delle istituzioni.
Da alcune settimane la proposta di legge, dopo una riflessione preliminare
che ha coinvolto centinaia di istituzioni, associazioni e personalita’ (tra
cui vari rappresentanti delle associazioni del personale delle forze
dell’ordine), e’ stata presentata in Senato. E presto verra’ presentata
anche alla Camera dei Deputati. Tra i parlamentari che hanno espresso
sostegno alla proposta vi sono molte decine di senatori e deputati di
diversi schieramenti politici, di maggioranza come di opposizione.
La proposta, che aspira a tradursi in legge con un consenso assai ampio del
parlamento, ha delle finalita’ precise ed inequivocabili, che potremmo
riassumere cosi’:
– e’ una proposta per la legalita’, per la sicurezza pubblica, per la difesa
dei diritti di tutti;
– e’ una proposta naturalmente non sostitutiva di altre parti del percorso
formativo delle forze dell’ordine, ma integrativa ed assai arricchente per
tutto il personale preposto all’ordine pubblico;
– e’ una proposta che rafforza le istituzioni e la democrazia, che invera
quanto disposto dalla Costituzione della Repubblica Italiana e dalle
fondamentali norme vigenti in materia di ordine pubblico;
– e’ una proposta che aiuta gli operatori di polizia nel loro compito
istituzionale; una adeguata formazione e addestramento alla nonviolenza e’
in grado di offrire un rilevante sostegno a vari livelli: da quello
psicologico a quello tecnico, a quello operativo;
– e’ una proposta che mette a disposizione delle istituzioni le grandi
risorse della nonviolenza;
– e’ una proposta coerente col dettato costituzionale, con la civilta’
giuridica, con la piu’ avanzata riflessione in materia educativa, formativa
e addestrativa;
– e’ una proposta aperta al confronto e al contributo di tutti;
– e’ una proposta concreta, praticabile, ragionevole ed utile.
Vorremmo che questa proposta di legge venisse esaminata per quello che e’,
senza pregiudizi, senza travisamenti; e vorremmo che fosse l’occasione
attraverso cui molti possano accostarsi alla nonviolenza, scoprirne gli
immensi tesori e l’urgente necessita’ di farla propria per poter
adeguatamente contrastare la violenza che dilania e minaccia questo nostro
unico mondo.

23 agosto 2002 S. Baiocchi