ASSASSINI!


ASSASSINI!

– quando la cronaca ci tratta come Killers –

Abbiamo spesso sentito rimbalzare nell’ultima settimana, tra le mille parole dei Media, l’aggettivo “Assassini” riferito a servitori dello Stato e membri della Polizia.
Importanti cori di disprezzo circondano quindi la nostra istituzione in questi giorni anche se ogni commento viene introdotto con l’elogio, con l’attenzione a non confondere, a circostanziare, a rilevare che si tratta di isolati casi e “Bla Bla Bla”.
Cinque colleghi in questi ultimi sette giorni hanno visto a vario titolo associare alla propria figura questo ignobile appellativo, una parola che mai dovrebbe far parte delle qualità di un appartenente a un corpo di Polizia, un indicazione aggettivale che non dovrebbe in alcun modo poter essere pronunciata da nessuno per nessuna ragione al nostro indirizzo.
Quando si parla di assassini in divisa la rete internet e non solo si riempie di discutibili personaggi che, quasi avessero già una scaletta predefinita, infarciscono le discussioni e le tematiche riguardanti queste tragedie umane con una sequenza di fatti, situazioni, luoghi e persone che non sembrano più essere elementi di una triste e vergognosa storia ma di un consolidato e vincente copione che ogni volta viene rispolverato.
Così è facile vedere accostata la tragedia di Federico Aldrovandi agli ignobili e dispregiativamente qualificabili membri della “Uno Bianca” o , ancor più assurdamente, al G8 di Genova del 2001 dove, con sottili giochi dialettici e accostamenti politico culturali già rodati negli anni caldi delle contestazioni studentesse, riescono a far quadrare discorsi di un populismo tale da vanificare qualsiasi tipo di onesta volontà di affrontare le tematiche nella loro oggettività, per capirne i contorni e sensibilizzare chi le legge a fare in modo che certe tragedie non abbiano più a ripetersi.
Di “Assassini” ne abbiamo certamente avuti tanti, non staremo certamente qui a difenderli o a raccontarli uno per uno anche se non sarebbe così sbagliato capire cosa poter fare, sempre che si voglia, per ridurre la probabilità statistica che un Poliziotto si trasformi in uno “Spietato Killer”.
Si potrebbe parlare di aggiornamenti, seminari, corsi di aggiornamento a scadenza semestrale ma nel tempo di “Militari e “Ronde” i soldi che servirebbero per farli servono a loro….purtroppo!
Si parta quindi da un principio fondamentale che dovrebbe valere per tutti, anche per i Poliziotti: non si è davvero colpevoli sino a sentenza passata in giudicato ossia sino al terzo grado di giudizio.
Da questo assunto, che non sembra essere poi così scontato a quel che possiamo leggere in giro, dobbiamo partire perché se un giudizio di colpevolezza assoluta può arrivare anche dopo 10 anni di processi e udienze è chiaro che l’opinione pubblica, coloro che dovrebbero sentirsi tutelati da quelle stesse sentenze, si sentano in diritto di poter additare, specie se un appartenente alle Forze dell’Ordine, una persona di aver commesso un determinato delitto.
Questa lentezza assume contorni di impunità anche quando la giustizia stessa non è in grado di fornire una congrua e misurata pena a chi si macchia di gravi delitti sia che essi siano Poliziotti sia che essi siano semplici delinquenti comuni.
Perché la società civile che tanto si indigna per le pene irrisorie comminate agli appartenenti alle forze dell’ordine non si impone alle competenti autorità politiche con delle mobilitazioni nei modi e nei termini previsti dalle leggi per fare in modo che questo stato di cose cambi?
Perché il senso di “Copertura” istituzionale viene riconosciuto “D’Ufficio” solo ai farabutti in divisa e non, con la stessa forza, a chi ripetutamente ruba, rapina, scippa, svaligia nel quotidiano le nostre realtà urbane? Non sono di fatto anche loro, per certi versi, troppo “coperti” dalle leggi stesse?
Se si fosse seri e severi con tutti indistintamente non credete che sarebbe più facile esserlo giustamente e con enorme e giustificato rigore con chi indossa un uniforme?
Quando vestiamo la divisa non perdiamo i diritti civili, non veniamo relegati, almeno sulla carta, ad avere una cittadinanza di serie “B” perché quindi indignarsi per la mitezza delle sentenze quando le leggi sono uguali e quindi miti per tutti ?
Enormi condanne abbiamo sempre espresso nei confronti del sistema che vige in questo stato di diritto, un libero cittadino che sbaglia deve pagare con serio rigore gli oltraggi alla legge e tanto di più deve certamente pagare un Poliziotto che si macchia dei medesimi delitti.
Non si può quindi pretendere rigore solo per alcuni e non per altri solo perché rappresentanti di un istituzione in uniforme, non saremmo più in uno stato di diritto e democratico, uno Stato, il nostro, che ha bisogno di ritrovare serietà e rigore verso tutti, nessuno escluso.
Mi lascia quindi assai perplesso il commento del padre di Gabriele Sandri, Giorgio, che ha sostenuto come la divisa abbia in qualche modo favorito l’esito processuale nei confronti dell’Agente della Stradale di Arezzo che ha sparato, uccidendo, il povero Gabriele, mitezza e “copertura istituzionale” sostenuta, in altra circostanza, dalla famiglia Aldrovandi.
Quel collega della stradale di Arezzo, nella sua assoluta imprudenza, per il reato per cui è stato condannato, ha ricevuto una condanna assolutamente esemplare perché “analoghi” casi rubricati con il medesimo titolo di reato non hanno certamente avuto, per quanto assurdo, una pena così importante; per questo sostengo che è il sistema che và cambiato nel complesso e che sostenere che l’uniforme garantisca una sorta di impunità è irrispettoso nei confronti degli onesti operatori e della magistratura che, vi garantisco, è assolutamente durissima nei confronti di chi, con un uniforme, commette dei delitti….ovviamente in base alla legge.
Gabriele non doveva morire e un assurda morte come quella non potrà mai certamente essere ripagata con quei miseri sei anni di un “Omicidio Colposo” che, probabilmente, non costeranno nemmeno un solo giorno di galera all’imprudente Agente così com’è giusto perché altri “Assassini Colposi” mai espieranno per i loro errori un solo giorno di carcere.
Mi auguro, comunque, che pur avendo agito in assoluta buona fede, quel collega, possa essere messo in condizioni di non detenere più una Pistola perché uscire così clamorosamente dai canoni e dai regolamenti utilizzando l’arma è stata un azione grave e, per certi aspetti, criminale e quando quel collega sostiene, come dichiarato alla stampa “che poteva capitare a tutti”….non credetegli, non è vero, perché se così fosse ci sarebbero nelle nostre piazze e sulle nostre autostrade decine di morti ogni settimana, una dichiarazione questa che ci squalifica, ci offende e ci fa apparire persone e “professionisti” che non siamo.
Non siamo dei “Cretini”, come quel collega si è voluto “simpaticamente” definire, e ci auguriamo che un giorno finiscano queste facili e assurde polemiche, che sia rigore per tutto e tutti ma soprattutto che ci vengano dati gli strumenti tecnico – operativi e di formazione professionale per fare in modo che non si verifichino più tragedie come quelle di Federico Aldrovandi ma soprattutto come quella di Gabriele Sandri a cui và il nostro più vivo pensiero e vicinanza alla famiglia.

Michele Rinelli – Poliziotto 17/07/2009