Cronaca di una “Freccia Alata” dal cuore del dramma Abruzzese


Cronaca di una “Freccia Alata”
dal cuore del dramma Abruzzese

Ore 03.00 circa del 6 Aprile 2009…
Sto dormendo in caserma quando sento le chiavi dell’armadietto che tintinnano, apro gli occhi e trema tutto.
Penso:”il terremoto…”mi alzo, do una controllata, tutto apposto, vengo vinto dal sonno.
La mattina stessa vado in servizio e scopro quello che è successo a L’Aquila e dintorni, immagino subito che dovrò partire in fretta ed infatti alle ore 09.00 squilla il cellulare…è l’Ufficio Servizi che mi dice di fare le valige per andare proprio lì da dove è partito quel fastidioso tintinnio notturno. Ok, sono ben felice di andare a dare il mio contributo, preparo il necessario per più di qualche giorno, la situazione appare grave e non sarà sicuramente una trasferta giornaliera.
Dopo ore di Stand By per repentini cambi di destinazione e notizie contrastati finalmente partiamo, siamo in 30 dal nostro Reparto, alla volta dell’Aquilano.
L’arrivo è in serata proprio in tempo per il turno 19/01 in centro città. La zona del centro storico appare devastata, scene da post-bombardamento, macchine schiacciate dalle macerie, la Prefettura non esiste più e tutte le case sono o crollate o totalmente inagibili.
Nella penombra della sera ci organizziamo per controllare la zona circostante la piazza centrale affinchè qualcuno non si introduca nelle abitazioni abbandonate e pericolanti. Non ci possiamo allontanare molto o addentrarci in vicoli troppo stretti, i Vigili del Fuoco infatti ci dicono di fare particolare attenzione…la zona e le costruzioni sono troppo instabili.
Vediamo di fronte a noi porte aperte con luci accese e l’interno crollato, incontriamo i Vigili del Fuoco con i cani per la ricerca di persone, andiamo con loro, magari ci possiamo rendere utili.
La serata prosegue così tra una piccola scossa e l’altra. Nei giorni successivi andiamo in servizio nei paesi limitrofi, altre scene di devastazione ci si presentano, paesi completamente distrutti, qualcuno ci contatta e chiede se può essere accompagnato a prendere qualche cosa in casa e noi rispondiamo di si ma prima dobbiamo parlare con i pompieri.
I Vigili del Fuoco ci danno l’autorizzazione e quindi andiamo con loro. Poco dopo aver accompagnato dei cittadini la terra trema di nuovo e stavolta è davvero forte.
L’accesso al paese viene definitivamente chiuso ma la gente continua ad arrivare e a chiedere di poter entrare per poter vedere la loro casa o a prendere qualcosa. Ovviamente siamo estremamente gentili ma irremovibili: non si può entrare, troppo pericoloso!!
Mentre diamo spiegazioni a queste persone stanche, provate e nervose ci piange davvero il cuore, è difficile dire ad una persona che ha subito questo evento e che magari ha un familiare ancora sepolto tra le macerie che non può andare a casa sua, la casa dove ha vissuto tutta una vita.
Nemmeno il dovere di cronaca si piega alle calamità naturali e quindi dobbiamo impedire l’accesso anche a chi fa informazione non per osteggiare la stampa nel compimento del proprio lavoro ma per tutelare l’incolumità degli stessi giornalisti e per agevolare il transito dei mezzi di soccorso nell’unica strada percorribile ormai piena di persone. I giorni si susseguono identici tra le scosse, continuiamo a mantenere i vecchi contatti con la popolazione ed a instaurarne di nuovi; a volte l’aiuto dello psicologo, che viene a portare conforto con la sua professionalità e con le sue parole a chi ha bisogno di sfogarsi e di scaricare il peso dell’anima… è il più grande di qualsiasi impegno.
Abbiamo incontrato colleghi che nonostante abbiano avuto la casa distrutta e la famiglia in una tendopoli continuano a prestare servizio ed a prodigarsi per gli altri, altre persone invece distrutte che nel giro di qualche ora si sono ritrovate senza casa e senza congiunti…. Ci sono state persone che ci hanno offerto da mangiare e da bere con una gentilezza unica dicendoci: ”Ragazzi mangiate con noi, non vi fermate mai un momento, avrete sicuro fame. Non vi preoccupate che c’è n’è anche per voi.”
Abbiamo sorriso, detto grazie e abbiamo preso solo un bicchiere d’acqua, la fame ce la possiamo pure tenere.
Nonostante chi, con infinita ipocrisia e falsità, si spacciava per appartenente alle Forze dell’Ordine per appropriarsi degli aiuti alimentari per poi rivenderli, nonostante chi si offriva di recuperare dei beni da dentro le case chiedendo addirittura in cambio 100 euro oppure diffondeva false notizie di nuove forti scosse per far abbandonare le abitazioni nei paesi più lontani in modo da poterne depredare il contenuto indisturbati…nonostante tutto questo le persone del luogo hanno dimostrato sempre un grande contegno ed una grande dignità senza lasciarsi trasportare mai troppo dalle emozioni.
Soprattutto gli anziani hanno dimostrato una saggezza e una pacatezza non comuni, dando così il coraggio a chi, più giovane, si abbandonava al vortice degli eventi e della situazione.
Ora ce ne siamo andati, il nostro turno è finito qualche giorno fa, ed altri ci hanno dato il cambio. La voglia di rinascere di quelle popolazioni è davvero tanta e ci si augura che una nuova vita possa risorgere dalla polvere di quelle macerie.
Ringrazio davvero le persone incontrate in questa sorta di “cammino nel mezzo della vera umanità” perchè ci hanno dimostrato che annullare l’uomo è davvero difficile, che la dignità non si butta via nemmeno di fronte a certi eventi.
L’unica nota negativa è stata riscontrare che l’essere umano diventa solidale col suo prossimo solo nella tragedia e quasi mai nella buona sorte, forse perchè quando non si hanno particolari difficoltà subentra l’egoismo o forse perchè nella società moderna si è perso quella umana coesione patrimonio delle comunità più rurali ove resiste, per fortuna, meno individualismo ma un ‘ umanità più forte a tutela del bene comune.

Alessandro T.- Poliziotto – 20/04/2009