Doppiavela e Doppiogioco


Doppiavela e Doppiogioco

L’onestà e la correttezza delle persone sono elementi assolutamente opinabili dell’essere e dell’esistere, ciò che può apparire onesto e corretto per me non è detto che lo sia per qualcun altro, nel “gioco” della vita ciascuno può abbracciare il proprio concetto di morale nella maniera che più gli aggrada, lo soddisfa, lo agevola.
Entrare a far parte di un istituzione come la nostra impone, teoricamente, un concetto di correttezza e senso della lealtà che dovrebbero essere superiori a quelle dei comuni cittadini; le nostre parole, i nostri modi di vedere i fatti, le argomentazioni da noi usate sono spesso macigni che possono modificare la vita dei singoli cittadini in maniera assai prepotente determinando alla fine la capitolazione o la rovina di qualsiasi individuo.
Questa importante concetto di rettitudine e correttezza dovrebbe aggiungere al nostro essere Poliziotti un valore in più, un senso di moralità e di onestà altissimi e i cittadini tutti dovrebbero sempre e comunque percepire questo stato di cose in ciascuno di noi, ogni divisa di un appartenente alle forze dell’ordine dovrebbe in ogni modo e in ogni situazione emanare questa luce di lealtà senza pari.
Sappiamo purtroppo che così non è. Spesso le cronache ci stupiscono in negativo di quanti infedeli i ranghi delle nostre forze di Polizia abbiano insite nelle loro intestina; alle volte è possibile estirpare il male, altre volte rimane lì, vivo, vigile, latente e spesso furbescamente riesce a non farsi individuare e debellare. Così accade oltre che per le solite bustarelle, favori, scambi, protezioni che qualcuno stampi da un forum web di una intranet ministeriale quelli che possono essere sfoghi dettati dalla frustrazione, dall’amarezza, dall’incapacità spesso nemmeno tanto nascosta del nostro paese di reagire a certi soprusi che la società civile riesce a perpetrare nei confronti di onesti lavoratori dello stato. Comunicazioni queste che, come quelle rivolte a un gruppo ristretto di persone, ristrette dovrebbero rimanere, non essere divulgate a chi che sia e comunque non essere strumentalizzate ad uso e consumo di quella classe di persone che in maniera aprioristica vedono nel nostro lavoro il male assoluto, l’unico e reale oggetto del loro odio e della loro rivolta verso il sistema.
Questa presunta divulgazione e stampa, perché tale rimane, – su un libro edito da “Einaudi” – viene spiegata come il solo frutto della fantasia dell’autore che, avendo avuto conoscenza dell’esistenza di questo spazio virtuale, ha immaginato quali nefandezze una certa “Sbirraglia” potesse scrivere all’interno di quello spazio fortemente voluto dall’amministrazione della P.s per avvicinare i suoi appartenenti e elevare la professionalità degli stessi. Quelle frasi, quelle parole, quel gergale o modi di esprimersi tutto appaiono tranne che un esercizio della fantasia di un autore dato che troppi sembrano essere i riferimenti precisi per chi, dice, non essere addentro alla realtà di questa nostra istituzione. Se, e ribadisco l’ipotesi “SE”, un “Infedele” in questa storia c’è stato sappia che l’astio che con la sua collaborazione sta fomentando si riverserà, nei prossimi mesi, contro quei stessi colleghi che magari, lui, considera amici; quelle parole, quelle frasi forti, quei sentimenti di frustrazione e rabbia di persone, uomini, poliziotti, avrebbero dovuto avere una chiave di lettura diversa e non essere oggetto di una strumentalizzazione così vile e meschina perpetrata attraverso la pubblicazione di un libro.
Molti di noi sperano che tanto coraggio, tanto senso di disprezzo, tanta leggerezza possa un giorno ritorcersi contro chi ha divulgato strumentalmente quelle frasi forti perché sappiamo bene come qualsiasi cosa ritagliata e strutturata in determinati contesti può assumere solo ed esclusivamente il punto di vista del “Sarto” e non certamente la reale situazione caratterizzante una certa realtà.
Speriamo che questo ennesimo colpo alla credibilità e alla onorabilità del nostro mestiere non porti alla chiusura di quello spazio multimediale e di crescita professionale che il Ministero dell’Interno, dopo anni, è riuscito a concepire perché, purtroppo, sarebbe l’ennesima dimostrazione di come il vero male della Polizia di Stato e dell’istituzione stessa sia, alle volte, provocato dai suoi stessi appartenenti.

Michele Rinelli – Poliziotto 17/01/2009