Essere o non Essere…


Essere o non Essere…

No, questo non è un trattato di letteratura, tranquilli…
Sono solo due righe buttate giù dopo una riflessione nata per sbaglio una sera qualunque in volante con il collega. Non starò qui a tediarvi su come questa discussione ha avuto inizio, su come si è sviluppata, sui reciproci punti di vista scambiati magari anche con linguaggio… pittoresco: anche per un argomento così “leggero” sono troppo fedele al principio di ogni “volantino” secondo cui “tutto ciò che avviene in volante rimane dentro la volante” Ma quello di cui voglio rendervi partecipi è il risultato di tale conversazione. Ed esso è tanto semplice quanto disarmante nella sua chiarezza.
C’è chi FA il poliziotto, c’è chi E’ Poliziotto.
Detta così sembra il solito luogo comune e vedo già molti di voi con il dito sul mouse, pronti a chiudere questo file per dedicarsi ad altro. Ma se solo mi permettete di approfondire il discorso, credo che altri due minuti del vostro tempo siano ben spesi.
Dunque, ci sono Poliziotti che FANNO i Poliziotti. Gente in gamba, eh…. gente che fa ogni giorno il proprio lavoro con coscienza e dedizione. E’ gente che considera la Polizia di Stato principalmente come una fonte di reddito che consente loro di sbarcare il lunario, di guardare alla vita personale e familiare con la tranquillità che tanto il 22 del mese arriva la sicura scodella di farina da portare a casa. Sono poliziotti che, passate le loro sei ore, appendono l’Uniforme in armadietto, si cambiano, vanno a casa e per il resto della loro giornata spesso arrivano a dimenticarsi del loro lavoro. Ripeto, nulla di male: non sono qui per dare giudizi né per esprimere la mia opinione in merito. Sono solo persone che hanno deciso di effettuare una precisa scelta di campo, confinando il loro lavoro a ciò che è: un lavoro, appunto. Molto spesso si tratta di colleghi che hanno abbandonato il servizio operativo, anche qui per scelte personali sulle quali tutto si può dire tranne che criticarle: la famiglia, l’inclinazione personale per una scrivania piuttosto che per correre dietro al macaco di turno, eventi particolari che li hanno fatti desistere dalla “prima linea”… Non è questo il centro del discorso. Sono colleghi che, una volta varcato il cancello del loro reparto, resettano la mente e diventano altro: bravi padri di famiglia, singles rubacuori, collezionisti di moto d’epoca, atleti, volontari del soccorso, artisti del fai-da-te…. tutt’altro insomma che la Polizia. E un po’ li invidio: perchè sono persone che riescono a non portare i problemi del loro lavoro dentro le mura domestiche. Non è facile…. Poi ci sono Poliziotti che SONO Poliziotti. E qui la musica cambia di brutto. Anche in questo caso, gente in gamba che però non riesce ad appendere l’Uniforme all’armadietto quando smonta dal turno. Molto spesso sono colleghi che, indipendentemente dal servizio più o meno operativo che svolgono, anche in borghese a zonzo per i cavoli loro girano armati perchè “non si sa mai”… Sono colleghi che rispondono sempre entro il secondo squillo quando il cellulare suona e sul display appare la scritta “Ufficio”…. Sono colleghi che quando sono per strada a fare shopping hanno sempre un occhio per quell’obiettivo sensibile tante volte rapinato oppure non perdono di vista quel ragazzo che è già la terza volta che passa davanti al tabacchino gettando uno sguardo nervoso all’interno ma senza entrare mai… Dura, perdere la pellaccia da sbirro! Questi sono i colleghi che il servizio H24 lo vivono in prima persona. E sono colleghi che per una simile concezione del loro lavoro, lo hanno fatto diventare la loro missione. Ecco: sono i missionari della Polizia. E allora – come per i religiosi – quando fai il missionario capita che la tua curia ti mandi ovunque, anche in posti pericolosi; o più semplicemente capita che il destino ti presenti proprio quella situazione del cavolo che tante volte hai messo in preventivo ma che in realtà speravi non ti capitasse mai.
E’ stato così per la guardia di Pubblica Sicurezza Luigi Marconi.
Un giovanottone grande e grosso del Raggruppamento Guardie di P.S. di Milano che una tiepida sera del maggio 1947 stava facendo rientro in caserma dopo la libera uscita e che per puro caso si imbattè in due delinquenti che stavano rapinando un passante. Non ci pensò un attimo, il militare. Lì affrontò a muso duro riuscendo a sventare la rapina ma guadagnandoci due coltellate che lo spedirono al Creatore.
E’ stato così per la guardia scelta di Pubblica Sicurezza Melchiorre Fardella.
Un bravo poliziotto in forza alla questura di Ferrara che il 6 febbraio 1976, a passeggio per le vie della città, si avvide di un incendio che si era sviluppato all’interno di un negozio. Gente intrappolata, panico, fumo ovunque. La guardia scelta Fardella non esitò a gettarsi tra le fiamme riuscendo a portare fuori un paio di persone intossicate e disorientate, salvando loro di sicuro la vita ma rimettendoci in compenso la sua: un malore lo fulminò subito dopo.
E’ stato così per l’Assistente della Polizia di Stato Marco Nardo.
Una piovosa mattina del novembre 1996 mentre si stava recando in servizio alla questura di Padova si accorse di un’anziana scippata dal solito tossico di turno. Marco gli corse dietro a piedi, magari lo riconobbe pure. Ma non fu in grado di raccontarlo più a nessuno: ad un incrocio venne steso da una macchina condotta ironia della sorte da un collega Carabiniere che come lui stava andando a prendere servizio.
Questi sono solo tre esempi volutamente tratti da tre epoche storiche completamente diverse: tre esempi che però in una diversità di epoche ne costituiscono il comune denominatore.
Perchè la Polizia è unica, lo è sempre stato. Lo sarà sempre.
Ora, di questi ragazzi così drammaticamente balzati all’onore delle cronache si può dire di tutto: ho sentito dar loro degli eroi; ho sentito altri dire: “Ma chi gliel’ha fatto fare…”. Sì, perchè quando ti va bene, beh… hai fatto solo il tuo dovere; quando ti va male, il massimo che ti puoi aspettare è l’assistenza di un buon avvocato o il tuo nome stampigliato su una lapide.
Eccola qui la differenza tra chi FA il poliziotto e chi invece lo E’. Una missione, la stessa che distingue l’attività di un tranquillo parroco di borgata da quella di un frate che si getta ogni giorno tra le braccia del demonio, spesso in terre lontane dimenticate da quel Dio che lui con tanta tenacia è lì per ricordare. Entrambi adempiono con onore e decoro al loro compito di pastori, chi in un modo, chi in un altro. Questione di scelte. Non cerco giudizi su quale categoria di Poliziotti sia la migliore o su quale sia quella più meritevole di essere ricordata. A patto che ognuno faccia il proprio lavoro con professionalità e serietà, a me stanno bene entrambe.
Ma quando Poliziotto ci nasci (e non ci diventi), scusate ma…. è tutta un’altra cosa!

Gianmarco Calore – Poliziotto 13/1/2009