Figli, Figliocci, Figliacci, Figliastri…. …ma i figli dei Poliziotti…


Figli, Figliocci, Figliacci, Figliastri….
…ma i figli dei Poliziotti…

Nella mia pur breve esperienza di vita credo di averne conosciuti tanti di figli, ciascun individuo che passa di qui e legge queste righe , tra una manciata di Bit e un altra, è stato o è ancora figlio, nipote, cugino, fratello, marito, moglie o comunque comprende perfettamente che svariati sono i ruoli all’interno delle suddivisioni familiari e ciascuno, indipendentemente, li interpreta in modo strettamente personale.
I figli, però, sono certamente quelli che nelle gerarchie familiari ricoprono il ruolo più romantico, sempre di più caricati di sogni, aspettative, opportunità, carriere fantastiche e speranze di gratificazione.
I figli vengono spesso cantati nelle canzonette all’italiana e l’italica cultura, ancora, li protegge in maniera abnorme; provate ad esempio a vedere in una spiaggia sulla Riviera Romagnola, piena di turisti tedeschi, come questi “allevano” in libertà la propria prole, quasi a dimenticarsene, ispirati da un inconcepibile, per noi italiani, concetto che, in fondo, i figli sono certamente una nostra emanazione ma sono soprattutto un emanazione di se stessi, delle loro inclinazioni e della loro natura.
Provate adesso a spostarvi, per ipotesi, a Napoli, sulla spiaggia di “Mergellina”, dove la cultura più tipicamente italica si fonde con quella ancora più radicalmente Napoletana e vi accorgerete come i figli, naturale emanazione dei genitori che li hanno messi al mondo, diventano completamente specchio dei genitori stessi, iperattenti, ipersensibili, con diecimila occhi a curarli, osservarli, coccolarli e guai, per quelle povere creature, fare 20 metri in più dalla gonna della mamma: un ira funesta si potrebbe scatenare su di loro.
Poveri figli, qualcuno potrebbe pensare.
Molti di noi sono probabilmente figli di questa italica espressione culturale, tutti sotto le ali della chioccia, tutti assolutamente e strettamente dipendenti dai genitori fino ad avanzatissima età un po per opportunità, un po per difficoltà economica, un po perché “Il cuore di mamma” lo è sempre e comunque per tutta la vita.
Potremmo quasi pensare che i figli d’Italia, grazie a questa abnorme cura che tendenzialmente ancora rileviamo sulle nostre spiagge, siano i “migliori”, i meglio curati, i più retti e ligi ai doveri che impone la società civile, peccato che i dati in questi termini non siano proprio dei più confortanti proprio perché, come detto prima, i figli sono ciò che la loro natura li porta ad essere e non sempre un genitore ligio e preciso può davvero cambiare il corso della storia.
Non ho prole, sfortunatamente, ma di prole sfortunata ne ho conosciuta tanta in questi anni, da quelli abbandonati ai margini di un portico con la siringa ancora in vena, rinvenuti cadaveri, a quelli che si rendevano autori di reati importanti come possono essere furti, rapine, scippi, spaccio di stupefacenti, figli che, quando li portavi a casa per la “Perquisizione” ti rendevi conto che erano stati allevati al massimo dell’Italica cultura, sotto le ali di quella chioccia che, certamente, non gli aveva fatto mai mancare nulla….per lo meno in termini materiali.
Quando poi varcavi in uscita le porte di quegli appartamenti e incrociavi gli sguardi di quei genitori basiti da quello che stavo succedendo ai “Loro Angeli” ti rendevi conto che alla prole una delle cose più importante da insegnare sono i “Venti” da cui farsi trascinare “per spiccare il volo”: solo loro possono scegliere qual è il vento migliore, ai genitori spetta, con difficoltà, fargli capire quale potrebbe essere.
Sono tanti i figli della cronaca; i figli della cronaca sono per la maggioranza sbandati, disadattati, persone che non hanno capito quale fosse il “Vento” migliore da cui farsi sospingere o forse non hanno avuto chi, con una pacca sulla spalla o un sonante schiaffone (al bisogno), gli facesse capire qual’era la direzione giusta perché, alle volte è solo una questione di “Strumenti”, quegli strumenti, come fossero delle “Bussole”, che non sempre un genitore, purtroppo, è in grado di fornire.
Se da un lato vi sono i “Disorientati” per colpa delle più disparate difficoltà della vita dall’altro ci sono quelli che deliberatamente scelgono i venti sbagliati, quei venti che sembrano più rapidi e veloci ma che ti possono portare, con tanta facilità, dietro le sbarre di una cella o nell’incubo della droga e dell’alcol.
Si è parlato di figli, in questi giorni, e non solo, figli che forse, sono usciti dal seminato o forse sono stati semplicemente sfortunati.
Sui figli molte volte qualcuno specula, non si capisce per quale motivo, però, sui figli dei Poliziotti si tende a speculare di più come se, quel “Giuramento alla Bandiera” che coinvolge il genitore debba necessariamente investire anche la prole che, fino a prova contraria, gode di quel libero arbitrio riconosciuto non solo dalle leggi dell’uomo ma anche da quelle di Dio.
Così accade che qualche giorno fa il “Corriere.it” titoli ” – Figlio di agente investe e uccide medico poi fugge ma viene scoperto e arrestato – “ (fonte: QUI ), un figlio che probabilmente poteva essere figlio di un panettiere, un idraulico, un farmacista, un libero professionista, figlio com’è lo stesso giornalista, anche lui figlio di qualcuno così come lo siamo tutti.
La speculazione giornalistica che però viene fatta sulla pelle di quell’Agente di Polizia ha un sapore davvero meschino, una gratuità che nulla toglie e nulla aggiunge alla tragedia occorsa e che serve solo a screditare una categoria, quella degli appartenenti alle forze dell’ordine, che non ha certamente bisogno di tali bassezze per essere screditata (facciamo ben di peggio da soli!).
Quel “figlio di Poliziotto” che ha certamente provocato un enorme e immane tragedia non era nemmeno ubriaco alla guida ne sotto l’influenza degli stupefacenti, pertanto nemmeno un “Criminale”…ma qualcosa doveva avere, no ?
E’ figlio di un Poliziotto, non proprio un Criminale ma alla gente piace sapere che ci sono figli di poliziotti che fanno gli incidenti stradali e ammazzano le persone…maSSì allora speculiamoci su!
Non è facile essere figli come è ancor più difficile essere genitori ma non credo che si giusto screditare l’onorabilità di un genitore solo perché è un Poliziotto.
Da questa vicenda ciascun tragga le proprie conclusioni ma mi auguro, sinceramente, che questo giornalista così attento alla professione del genitore di questo “Figlio” abbia di che riflettere, un giorno, anche lui, di quanto alle volte si possa fare ben poco nei confronti del libero arbitrio o della tragicità del destino e che speculare su certe tragedie in maniera così bassa e meschina squalifica lui e tutta la sua categoria piena di ottimi professionisti che mai si sognerebbero di propinare alla gente simili speculazioni e tali “condimenti”.

Michele Rinelli – Poliziotto 05/09/2009