Giustizia è davvero fatta? Com’è Morto Federico Aldrovandi?


Giustizia è davvero fatta?
Com’è Morto Federico Aldrovandi?

– a Ferrara condannati i Poliziotti per la morte del giovane Ferrarese –

Poter parlare di giustizia di questi tempi è un esercizio assai difficile, quelli che dovrebbero essere i canoni del diritto vengono non di rado stravolti da consuetudini, leggi, situazioni e sentenze che sembrano assolutamente trascendere da quello che dovrebbe essere una buona gestione di un patrimonio inestimabile come in un paese democratico è la giustizia.
Sempre meno infatti riusciamo a gioire di veri e sostanziali successi della macchina giudiziaria a causa della sua proverbiale lentezza, inadeguatezza di risorse, cavillosità, proceduralità portata all’eccesso che non di rado, anche a causa di codici vecchi e poco pratici, vanificano il lavoro di anni e anni di notti insonni.
Ma di questo sistema così farraginoso l’Italiano medio non può che essersi ormai abituato, così tanto che non si può che parlare di diffusa sconfitta.
Sono passati più di quattro anni dalla morte di Federico Aldrovandi, 18 anni, Ferrarese, che dopo una serata con amici in un centro sociale di Bologna, mentre tornava a casa è morto tra le braccia di quattro Poliziotti delle Volanti di Ferrara che, in tutti questi anni, hanno sempre cercato di sostenere che nonostante la cruenza dell’intervento la morte di quel giovane non è dipesa da loro.
Si sono susseguiti anni di udienze, diverse perizie, tante parole e molto clamore, troppo clamore per parlare di vittoria, di vera giustizia e di sentenza giusta.
Credo che in molti potranno concordare che in fondo questo processo è stato solo una sconfitta, una “Caporetto” e che mai davvero si potrà parlare di fulgido esempio di certezza del diritto.
Federico, il primo sconfitto, deceduto in quella fredda nottata di fine settembre dopo una serata con gli amici, di cui non sapremo mai davvero tutto dato che, alcuni testimoni, dopo quella sera e tutto il clamore suscitato, hanno ribaltato in dibattimento la propria versione dei fatti già scritti e rilevati anche da altri corpi di polizia operanti nell’occasione nell’immediatezza degli eventi.
Sconfitto anche il sistema, questo sistema di giustizia, che troppo pare dipendere da quanto una persona è in grado di suscitare lo sdegno e il sentimento di “rivalsa” nei confronti di talune persone; una madre non può ricorrere al clamore mediatico per ottenere giustizia come non è concepibile che attraverso quel medesimo sistema, in questo caso un Blog, si possa consentire di far rovesciare quintali di veleno nei confronti di persone che, se pur nella convinzione di aver commesso un gravissimo crimine, non possono essere continuamente insultati, minacciati, denigrati attraverso quello strumento di impropria denuncia (esistono gli Esposti e le Querele) ; luogo multimediale che, di fatto, è diventato solo un arena libera e di parte nel quale andare riversare solo odio, astio e gratuita cattiveria….se davvero si crede nella giustizia come più volte dichiarato si usano altri e più leciti metodi specie se una delle parti in campo, padre della povera vittima, ha più volte dichiarato di essere anche lui un appartenente a un Corpo di Polizia Municipale….e di essere per forza, quindi, dalla parte del “Diritto”.
Se di metodi però dobbiamo parlare è chiaro comunque che certe dichiarazioni, certe mancate “Moderazioni” non potevano non essere tollerate su quel Blog perché, purtroppo, si sarebbe di conseguenza favorito l’oblio che non poteva e doveva calare, giustamente, su una così dolorosa vicenda per quell’insano (?) concetto per cui “Il Fine Giustifica i Mezzi” così come noi nel nostro forum mai abbiamo tollerato derive tali da offendere la memoria di una persona che ha lasciato questa terra in circostanze così tragiche
Il forum, il nostro,più volte attaccato, intimidito, forse anche denunciato alle autorità perché ritenuto fuori dalla legge, fuori dai canoni; come se chi svolge il mestiere del poliziotto non abbia l’opportunità di esprimere comunque il proprio pensiero; intimidazioni e frasi mai calmierate ne disincentivate, per lo meno pubblicamente, da chi quel blog aveva il diritto/dovere di gestirlo e ben curarlo.
Ma come le grandi battaglie le sconfitte non finiscono qui purtroppo, perché se da un lato abbiamo una madre che ha “propriamente” utilizzato internet e non solo per chiedere chiarezza su questa vicenda dall’altro non possiamo non rilevare quanta incertezza quelle perizie lascino a tutti noi. Luminari, medici legali, istruttori di tecniche operative, professionisti di vario grado, livello, preparazione ed eccelsa competenza che a distanza di quasi cinque anni non sono riusciti a dirci con assoluta certezza come sia effettivamente venuta a mancare quella giovane vita portando la discussione dibattimentale su un piano dogmatico per cui, per alcune persone, certi “Sbirri” non possono che essere sanguinari assassini e basta.
Sconfitta ne esce anche la Polizia di Stato che, in questa circostanza, pare abbia sconfessato se stessa, la sua professionalità, la sua capacità di imporre alla luce del sole e senza remore quelli che sono da decenni, troppo tempo forse, gli standard operativi perché, anche chi scrive, a questo punto, è stato solo assai fortunato a non aver ucciso nessuno a causa di quelle tecniche utilizzate da anni poiché nessuno, per lo meno a me, durante i vari corsi, mi ha mai detto che ammanettare una persona dietro alla schiena può provocare una depressione respiratoria tale da condurre alla morte ….e per quanto riguarda la favella e la mediazione tanto declamate in questo contesto….bisogna ritrovarcisi in certe situazioni.
A noi certo non spetta giudicare le sentenze, ne prendiamo atto perché irrogate in nome e per conto del popolo italiano si spera sempre con la massima competenza, oggettività e altissimo senso della giustizia.
Di questa vicenda che solo ieri ha visto la sua prima sentenza, di cui attendiamo le motivazioni, appare strano come tutti gli imputati siano stati messi sullo stesso piano, tutti condannati a 3 anni e 6 mesi senza distinguo alcuno, senza discriminarne ruoli, responsabilità oggettive ne coinvolgimenti materiali singolarmente imputabili, una diversificazione che in quasi tutti i processi per Omicidio, colposo o doloso che sia, e non solo, viene quasi sempre fatta; ne leggeremo le motivazioni a breve fortunatamente.
Da questa esperienza spero vivamente si possa imparare qualcosa tutti anche se per molti versi appare solo una sconfitta di cui raccoglierne mestamente i cocci.
E se questa esperienza ha dato adito a troppe persone di poter sentenziare, immaginare, criticare, demolire e distruggere senza nulla sapere, esternando solo preconcetti, astio e odio viscerale per le istituzioni mi auguro che chi, pur dichiarandosi a vario titolo facente parte delle forze di Polizia, possa un giorno vivere l’esperienza di dover contenere con i ridotti mezzi in dotazione al personale operante l’esperienza della “Frontiera”, dell’ammanettamento di un esagitato, perché tante parole, a mio avviso, sembrano state proferite a sproposito facendosi forti di quella presunta esperienza che una divisa indosso conferisce a prescindere; perché essere un Vigile Urbano o lavorare in un ufficio Digos non significa necessariamente avere sul groppone l’esperienza pluriennale necessaria per criticare il sistema, le tecniche e l’operatività ergendosi a persona “Competente della materia” solo per il fatto di poter dire, con la forza della giubba, di essere comunque, dalla stessa parte…..solo ai giornalai e a certe menti ottenebrate dall’odio si possono far credere certe fesserie.
Chi ha vinto quindi? Hanno vinto i preconcetti ? Ha vinto forse la giustizia vera, quella delle sentenze certe?
Federico è morto, abbiamo dei colpevoli…e tantissimi soldi di risarcimento… e la verità?
Com’è davvero morto?

Michele Rinelli – Poliziotto – 07/07/2009