Intercettazioni più difficili ? Colpa del Gossip


Intercettazioni più difficili ? Colpa del Gossip

La recente riforma ridimensionerà la libertà di intercettazione,tutta colpa della politica?

Quando si parla di privacy e sfera strettamente personale della propria persona molti sono i sussulti, gli interessi, le attenzioni dell’opinione pubblica in questo mondo dove il “Controllo da Remoto” sempre di più, più o meno consapevolmente, riesce ad ingerire all’interno della nostra vita.
E se parliamo di privacy non possiamo non parlare di intercettazioni telefoniche vero e annoso problema, a quanto pare, di questa legislatura.
Si potrebbe partire da lontano, descrivendo situazioni, indagini e cronache dove le intercettazioni telefoniche hanno fatto la differenza, hanno reso più agevole l’incriminazione di un colpevole e garantito alla nostra malandata giustizia che sempre con maggior fatica riesce ad irrogare una giusta ed equa sanzione a chi si macchia di un delitto.
Delle intercettazioni però spesso si è fatto vero e scellerato consumo mediatico, un giornalista di cronaca o di politica non di rado si è trovato per le mani intercettazioni telefoniche con contenuti utilizzabili per altri e meno nobili scopi; succulenti informazioni per giornali di bassissima levatura culturale che con il gossip alimentano un giro d’affari per una certa editoria a diversi zeri.
Perché se da un lato l’ingerenza nella sfera personale delle Forze di Polizia, attraverso le intercettazioni telefoniche, appare utilissimo e ormai insostituibile sistema di indagine dall’altro appare inconcepibile e contro qualsiasi logica, per chi scrive, che quelle stesse informazioni raccolte possano diventare terreno fertile e business solo per lo scandalo, la vergogna, la vita veramente intima e privata di un individuo che dovrebbe vedere monitorato solo ed esclusivamente il proprio malaffare.
Per colpa quindi di questo malcostume, di questa fuga di notizie, di quei “Amici” giornalisti che troppo spesso impongono la loro presenza all’interno dei nostri uffici, delle nostre Procure, nelle segreterie dei Pubblici Ministeri, per avere le “Ultime di Cronaca” e non solo, che con tanto riguardo e guanti bianchi vengono trattati, nonostante alcuni di loro forti della loro penna e delle carriere che da loro inchiostro spesso dipendono, ci trattano con sufficienza e arroganza, che ci ritroviamo ad oggi un parlamento che si appresta ad attuare fattivamente una legge che troppo potrebbe limitare il raggio d’azione delle forze di Polizia per quanto riguarda l’uso delle intercettazioni.
Si potrebbe quindi cercare di giustificare la politica , forse per la prima volta, poiché sta cercando un ulteriore importante tutela perché troppo difficile sarebbe controllare questo sistema di “Intelligence” che si sviluppa tra i rappresentati dei Media e i detentori del “Dato Intercettato” sia che essi siano agenti della Polizia Giudiziaria, Pubblici Ministeri, Giudici, segretari o semplici impiegati dei Palazzi di Giustizia.
Troppo succulenti sono gli introiti che certe notizie, ricavabili dalle intercettazioni, possono far guadagnare a talune testate, non solo specializzate nel gossip, e troppo complicato a qualsiasi livello sarebbe porre un controllo vero e reale di questa fuga di notizie.
Naturale quindi che un organo, un apparato istituzionale, così come qualsiasi essere vivente cerchi un rimedio per garantire la propria sopravvivenza tenendosi lontano, in ogni modo e il più possibile, da certi scandali, da certe incontrollabili fughe di informazioni perché, come probabilmente è giusto, non si può fare in modo che la politica sia in qualche modo soggiogata dalle capacità di informazione di bassissima lega dei nostri mass media ne che , come succede in America, tutto può essere messo in discussione per colpa di uno stupido “Fellatio alla Lewinsky Style”.
Trovare colpe, quindi, su questo enorme autogoal della politica sul fronte intercettazioni può essere assai difficile, rinunciare ulteriormente allo stato di diritto e alla garanzia di una rapida e obbiettiva giustizia potrebbe essere davvero imputato a tutti noi che, con la nostra sete di sapere e questa voglia di vivere un “Grande Fratello Colettivo”, involontariamente, alimentiamo il mercato di certi giornalacci, e non solo, che centinaia di migliaia di euro sono disposti a pagare a certi “Amici degli Amici” per garantirsi uno scoop che, giorno dopo giorno, ha eroso sempre di più la giusta efficacia delle intercettazioni telefoniche e della possibilità di rendere al paese quella giustizia che uno Stato democratico come il nostro merita.
Possiamo quindi criticare aspramente questa politica becera e autoreferenzialista, possiamo condannare in maniera forte l’operato di chi si siede su quegli scranni ma dopo anni di “Amici degli Amici” che hanno snaturato senza mezzi termini importanti e ottime indagini di polizia facendolo diventare squallido gossip siamo sicuri che, in fondo, noi tutti, in qualche modo non ci meritiamo tutto questo?
Siamo certi che gli italiani, tutti gli italiani amanti del pettegolezzo, non abbiano implicitamente delle enormi e grosse responsabilità nei confronti di questa involuzione legislativa e culturale?
La politica ha così paura delle derive enormi che certi dati, in mano a chicchessia, possono generare che anche un nostro funzionario Gioacchino Genchi, stimatissimo, preparatissimo e fedele servitore dello Stato, a cui ha giurato comunque fedeltà, è stato messo pesantemente e preventivamente in discussione perché troppo forte e ricco è purtroppo il mercato di chi pagherebbe qualunque cifra pur di sapere quante volte certi potenti personaggi possono permettersi un “Coito” a base di champagne e caviale in qualche lussuosa villa o più semplicemente una serata alla “Lewinsky Style” con donne o uomini di dubbia reputazione.
Probabilmente dovrà passare un buon decennio prima che la politica riesca a meglio tutelarsi da certi scandali e da certe derive scandalistiche per restituirci, finalmente, quella parte di “Giustizia” che veramente ci interessa.

Michele Rinelli – Poliziotto – 01/07/2009