La Milano della droga e degli “Sbirri”


La Milano della droga e degli “Sbirri”

Il cinema alle volte serve non solo a dare spettacolo ma a rinnovare pensieri e coscienze, riflessioni e dilemmi, denunciare e pubblicare scandali ma anche e soprattutto rappresentare la realtà della vita, della società e di quello che, presi dalle dinamiche rapide di questi tempi, nemmeno riusciamo più a osservare con occhio critico.
E’ in programmazione nelle sale cinematografiche il Docu-Film “Sbirri” con Raoul Bova, diretto da Roberto Burchielli che intreccia fiction e realtà in maniera realistica e particolare suscitando non solo l’interesse dell’opinione pubblica ma ben rappresentando uno spaccato di vita reale che in pochi sarebbero riusciti, in Italia, a rappresentare.
Raoul Bova interpreta “Matteo Gatti”, un giornalista che, dalla mattina alla sera, scopre che un bravo ragazzo, quale era sua figlio, è morto per l’assunzione di droga facendo piombare un reporter di prima linea come lui in una realtà ancor più cruda di quelle che, un giornalista di guerra quale è, avrebbe potuto immaginare; quando la tragedia ti colpisce in prima persona il dramma è più difficile da “capire” e raccontare. Per questo “Matteo Gatti” decide di vivere, per capire e rappresentarla al pubblico, la realtà dello spaccio Milanese, uscendo in “pattuglia” con i colleghi, quelli veri , della Squadra Mobile di Milano (UOCD – Unità Operativa Crimine Diffuso), in quella Milano dove suo figlio aveva dato appuntamento alla morte perché non era possibile che un bravo ragazzo potesse incontrarla in maniera così assurda.
La realtà che si presenta a “Matteo Gatti” è una realtà dura, una di quelle che dal salotto di casa non ti immagineresti mai, di quelle che i genitori non accetterebbero nemmeno davanti all’evidenza più assoluta perché, i loro “Angeli”, non arrotonderebbero mai il misero se pur dignitoso stipendio da commesso di abbigliamento spacciando all’esterno di qualche noto locale dei navigli. Una realtà dura soprattutto perché lo spaccio, in quei luoghi, non è appartato, non lo si nasconde nemmeno più di tanto perché accettato, tollerato e integrato nella movida giovanile di quella Milano rapida, consumista e veloce del terzo millennio.
La vera novità di questo film, a mio avviso, non è tanto la magistrale interpretazione del bravissimo Raoul Bova, quanto la consapevolezza di doverci chiedere: ma sino ad oggi cosa abbiamo fatto?
Io di anni ne ho quasi 31 e quando ero ragazzino la sentivo la paternale riferita agli stupefacenti, una tiritera che si levava da ogni dove: insegnanti, genitori, medici, mass media che ogni 15 giorni pubblicavano quelle “Pubblicità Progresso” tanto stupide quanto educative.
Oggi se lo spaccio e il consumo sono diventati fenomeno di massa svolto alla luce del sole cos’ è cambiato dato che ai miei tempi era praticamente impossibile riuscire a vedere certe scene in maniera così plateale?
Anche al solo parlare di farsi una “canna” si percepiva paura, timore, pochezza di spirito, perché oggi non lo si percepisce più come un disvalore ?
Quante le responsabilità del singolo?
Quante quelle della società e delle istituzioni che, dati alla mano, rilevano che la cocaina è riuscita a diventare dallo stupefacente “d’elite” a quello del “popolo” a partire sin dai 13 anni d’età ?
Una sana informazione, capillare, martellante e mirata avrebbe dovuto invertire la tendenza così com’ è accaduto, per esempio, per il consumo di sigarette che, grazie a diverse campagne di sensibilizzazione, hanno leggermente ridotto, specie nella popolazione maschile, il numero degli individui dipendenti dalla nicotina. Ci voleva forse un personaggio come Raoul Bova, che certo non ha profuso gratuitamente questo “risveglio” sociale, per far tornare alla ribalta un problema enorme qual è il consumo delle sostanze psicotrope ?
Un film, “Sbirri”, che oltre a rappresentare un inimmaginabile realtà quasi inaccettabile a certi genitori rappresenta la strafottenza, la non curanza e la spocchia di taluni personaggi che, pur colti in fallo, proseguono in atteggiamenti di sfida, di contrasto perché non è il loro l’atteggiamento sbagliato, no, è la Polizia che è infame….così come su qualche muro di Milano è stato scritto : – “Raoul Bova Infame!” –
Le motivazioni di questa tolleranza, in questo Docu-Film, non ha risposta, non né ha perché nessuno di quei spacciatori raccontati in quelle immagini viene condannato davanti alle telecamere, forse per non sminuire il lavoro dei Poliziotti, di quei bravissimi colleghi della Mobile di Milano che tante ore spendono della loro vita per togliere certa feccia dalla società che la società stessa, per mano dei giudici, rimette in libertà, certe volte, dopo poche ore dall’arresto….così come prevede la legge.
Sbirri è un film importante, che ci rappresenta, come Poliziotti, in maniera esemplare, che ci mostra all’opinione pubblica in chiave non solo positiva ma anche realista e estremamente riflessiva. Raoul Bova, mette nel suo personaggio una carica umana degna del grande attore quale è riuscendo a richiamare a se, grazie alla sua notorietà, il giusto interesse che una tematica di questo genere merita.
“Matteo Gatti” ci dice però, tra le righe, che abbiamo fallito, che la società stessa, i genitori e le istituzioni non hanno fatto abbastanza, anzi, hanno abbassato la guardia nella lotta agli stupefacenti e che di più si deve fare e non serviranno tutti gli “Sbirri” del pianeta, senza un reale risveglio culturale e sociale, a debellare questa piaga.
Un film molto più vero di altri che merita l’attenzione dei giovani, che forse non lo capiranno del tutto, purtroppo, ma che merita soprattutto l’attenzione degli adulti, di quei genitori sempre in bilico tra quello che è giusto concedere e quello che è necessario negare.
Un film che della spettacolarità poliziesca all’Hollywoodiana maniera non ha nulla: la droga è morte, la droga è solitudine, la droga è tutto tranne che spettacolo….in un film dove quasi tutto è triste realtà.

Michele Rinelli- Poliziotto – 15/04/2009