L’amore per l’uniforme è una questione di dignità e rispetto


L’amore per l’uniforme è una questione di dignità e rispetto

Molto spesso tra le pagine di questo sito ci interroghiamo sulle motivazioni per cui la società civile, lo stato, le istituzioni cercano quotidianamente di annichilire, ridimensionare, affossare il ruolo della Polizia di Stato a fronte di ben altre strutture simili e parallele come l’ Arma dei Carabinieri, la Polizia Locale, Provinciale e Municipale. Le risposte sono varie e variegate, certamente non è solo un discorso legato a fattori storico culturali ma probabilmente anche da fattori interni alla nostra istituzione che troppo spesso, attraverso le mille divisioni ideologiche e non solo, riesce in maniera encomiabile a perdere credibilità e autorevolezza in un periodo difficile come questo dove prioritario sarebbe riappropriarsi di quello spirito di corpo e orgoglio necessari a mantenere lontani i chiari segnali di ridimensionamento generalizzato rispetto alle altre forze di polizia in campo.
Come sin qui esposto le motivazioni da affrontare sarebbero davvero tante e troppo lungo sarebbe sviscerare le reali motivazioni alla base del nostro evidente decadimento. Uno su tutti però, forse perché di più facile e immediata trattazione, vorrei affrontare ovvero l’amore e il rispetto dell’uniforme.
Quante volte passando per strada notiamo con quanta solerzia Carabinieri e Vigili Urbani indossano senza remore di alcun tipo il berretto??
Quante volte passiamo di fianco a un posto fisso di Agenti di Polizia di Stato e notiamo non solo la mancanza del berretto ma un incuria generalizzata di tutto l’equipaggiamento: fondine distrutte, scarpe sporche, pantaloni sgualciti, camice non sempre perfettamente stirate; particolari questi che molto di rado potrete notare nelle emergenti Polizie Locali e negli appartenenti alla blasonata e sempre adulata Arma dei Carabinieri. Qualcuno potrà obbiettare che troppo spesso le dotazioni sono logore perché nessuno provvede a sostituirle per mancanza di fondi ma….da che mondo e mondo se hai amor proprio fai di tutto perché il tuo equipaggiamento si presenti nelle migliori condizioni possibili comunque.
Il disvalore generato dagli appartenenti alla nostra istituzione nei confronti dell’uniforme è ancor più evidente quando tantissime nuove leve, appena giunti al reparto di destinazione, chiedono immediatamente senza mezzi termini di andare ad operare sin da subito nei reparti operativi in abiti borghesi perché, non di rado, mi è stato risposto che l’uniforme è un peso, un fardello esageratamente grande da portare appresso e che troppo difficoltoso è prestare servizio con quella giacca addosso. Questo discorso, purtroppo, l’ho sentito fare anche a persone che di anni di servizio ne avevano ben oltre i dieci e che se da un lato posso comprendere che fossero stufi di operare in divisa dall’altro è sintomatico di quanto non sia tanto la volontà di voler progredire professionalmente ma prioritariamente di dismettere l’uniforme perché “stufi” dopo tanti anni di servizio in divisa su strada.
Ancora pinguino (ossia appena arruolato) e reduce da una breve esperienza altamente formativa all’interno della Benemerita Arma, non di rado venivo quasi cazziato o comunque pesantemente schernito per la mia attitudine di indossare sempre e comunque il berretto di ordinanza in qualsiasi circostanza, un istinto, un gesto normale per chi come me aveva passato un anno della sua vita ad avere il terrore di ufficiali comandanti che non vedevano l’ora di scriverti sul groppone per non averlo indossato perfino all’interno della vettura di servizio durante gli spostamenti da un luogo a un altro. In un anno di stellette e divisa nera a bande rosse tante cose mi erano state inculcate favorite dalla giovanissima età ma una su tutti era il rispetto dell’uniforme, delle sue fattezze e del suo valore; l’integrità della divisa non poteva essere messa in discussione in nessun modo: mai le mani in tasca, mai una penna tropo colorata, scarpe sempre lucide, berretto ben calzato, rasatura perfetta e soprattutto, durante l’addestramento, libera uscita e attività ludiche in caserma sempre e comunque in uniforme, a qualcuno potrà apparire surreale, un modo allucinante per fare una sorta di lavaggio del cervello ma i Cugini se non sono capaci di indossare l’uniforme in quel modo lo imparano per forza.
Non crediate che anche loro non abbiano problemi di vestiario, anzi, ma loro riescono a presentare le loro dotazioni usurate al meglio così come hanno fatto con le vecchie Alfa 156: ridipinte per apparire forti, giovani e scattanti….provate a guardare le nostre Marea, vi sono delle dune sulla carrozzerie degne del deserto del sahara!!!
Chiaramente dopo anni e se vuoi “campare” l’istinto del berretto è venuto meno, tocca uniformarsi alla massa se vuoi integrarti in un gruppo che, purtroppo, negli anni, troppo spesso ha svilito il valore vero e importante della nostra uniforme. Questo disvalore è certamente da ricercarsi in primis nell’atteggiamento dei suoi appartenenti, di quelli che troppe volte si sono rassegnati a vivere questo lavoro semplicemente per il 28 del mese senza crederci davvero ma è anche dell’amministrazione stessa, dei suoi funzionari, dei sindacati e di tutto quel sistema che con il tempo ha fatto rinunciare alla reale deterrenza delle sanzioni disciplinari.
La filosofia è cambiata, certamente, quando c’era il disciolto Corpo della Guardie di Pubblica Sicurezza la divisa era un valore vero, un culto, i Marescialli non ci pensavano due volte a farti passare i guai per un berretto non indossato, una barba incolta, una scarpa sporca per non parlare del fatto che il Ministero dell’Interno incentivava e favoriva, non solo economicamente, i matrimoni in alta uniforme.
Sposarsi in divisa per noi, oggi, richiede uno sforzo burocratico ed economico non indifferente cosa che grazie al cielo nell’Arma Benemerita non accade, tanti di loro ancora si sposano all’ombra del loro splendido pennacchio. Certo non è colpa dell’alta uniforme che non si incentiva più, non solo di quello, che si è perso il rispetto della divisa ma anche di quei sindacalisti e sindacati che, se un dirigente prova a far rispettare l’uso di una parte integrante dell’uniforme, com’è il berretto, subisce la lapidazione in piazza, viene additato come incompetente perché vessa i suoi sottoposti e non pensa ai problemi reali dell’amministrazione che, probabilmente, è vero che né ha di peggiori ma se non si riprende un minimo di orgoglio e di amor proprio finirà per non avere non solo più senso di esistere ma finirà anche per non poter più garantire il potere che tanto adorano certi sindacalisti: senza polizia non possono esistere i sindacati e i sindacalisti, appunto, di Polizia.
Chi scrive non è senza peccato, anzi, lapidatemi pure ma è solo una riflessione generata insieme ad un collega, Lorenzo Borselli, che mostrandomi questa foto qui in basso mi ha fatto riflettere che troppo spesso non ci rendiamo conto che se non “valiamo” più nulla, se ci mostriamo poco orgogliosi di noi stessi e della nostra appartenenza al corpo attraverso la nostra uniforme, se siamo destinati a morire, questo accadrà prima del tempo se non facciamo in modo di insegnare alle nuove generazioni l’amore per l’uniforme passando per il rispetto e il culto di chi con quell’uniforme ha perso la propria vita….e se riescono loro a proteggere con il berretto una persona da un linciaggio perchè non potremmo riuscirci anche noi???

Michele Rinelli – Poliziotto 10/02/2009