Nottetempo…


Nottetempo…

Preso a Modena l’Assassino del Maresciallo Angelucci

Ore 0.00, una notte di lavoro si affaccia anche questa sera, è il servizio di controllo del territorio: il più bello, il più emozionante, il più raccontato nelle storie di “Polizia”, quello dove, nottetempo, può accadere di tutto: auto che scappano, prostitute rapinate, vetture veloci come il vento piene di refurtiva, armi droga….emozioni che solo chi le ha vissute davvero può davvero capirle.
Giubbotto antiproiettile, Pistola Mitragliatrice M12, Pettorina alta visibilità “Carabinieri”, una vetusta ma sempre utile “Iodolux”, le campagne Umbre sono molto buie in queste notti di inizio autunno.
L’autista è pronto, ha controllato il mezzo, aspetta solo il Maresciallo per uscire con quella Gazzella che non sempre, purtroppo, è efficiente e fiammante ma, si sa, un buon militare deve adattarsi a tutto: “Usi Obbedir Tacendo e Tacendo Morir” recita il famoso motto.
“Buona Sera Maresciallo”: perfetto come sempre, barba, capelli, berretto fuori ordinanza con quella meravigliosa fiamma dorata che svetta quasi a voler davvero illuminare quella fredda notte tra le montagne della Provincia perugina.
Inizia la nottata, sonnecchiante, la “campagna” non regala molto spesso emozioni ma la notte, si sà, è una dama imprevedibile e pericolosa, dietro una cancellata, una curva o un albero non sai davvero mai quello che si può nascondere.
“Maledetto ordine di Servizio”, risuona all’interno della pattuglia ”La compagnia ha ordinato un posto di controllo: chi lo sente il Capitano se non gli riempiamo “L’allegato A”, non passa nessuno….” e una risata si leva nell’abitacolo a ripensare a quelle leggende che raccontano di colleghi che riempivano quei fogli direttamente con i nomi presi dalle lapidi del cimitero….che tempi!!!!
“Parcheggia qui”, ordina il sottufficiale, “giubbotto, mitra e pettorina – “Carabinieri”-….” Ha da passà a nuttata!!!”.
Sfilano veloci le vetture lungo le tortuose strade della bellissima Umbria, gente tranquilla che rientra alle proprie abitazioni per riposare qualche ora prima del lavoro.
Alle 03.30 circa è difficile stare svegli, l’aria frizzantina all’esterno aiuta a non perdersi tra quelle che, in quelle circostanze, sono delle tenaglie e non più accoglienti “Braccia di Morfeo”.
Si leva la paletta, di lontano si scorgono i fari in rapido avvicinamento, il Maresciallo agita quell’inequivocabile strumento idoneo ad indicare alle vetture che è necessario arrestare la marcia per farsi controllare.
I secondi scorrono, i fari si avvicinano, il potente mezzo sempre più a vista comincia a palesare le sue imponenti forme, è un SUV, scuro, rapido, sempre più vicino.
Il Maresciallo è fiducioso, quante volte ne ha visti di quei bestioni, quante volte li ha visti quasi inchiodare all’ultimo secondo appena notata la scritta “Carabinieri”.
I metri diminuiscono, il mezzo pare non volerne proprio sapere di arrestare la propria corsa, il Maresciallo si agita, la scuote quella maledetta paletta, si allunga un po di più verso il centro della carreggiata….il mezzo non molla….lo punta….lo investe!!!!
Un suono sordo, un tonfo di dolore, un grido di morte rompe il notturno silenzio della campagna umbra…..”Maresciallooooo” urla l’autista, con giubbotto antiproiettile e mitra ancora in mano, che quasi nemmeno si rende conto dell’immane tragedia che si è appena consumata….stordito, agitato, confuso, disperato.
Le urla esplodono nell’etere, urla di dolore, di aiuto, di soccorso verso quella centrale operativa che l’unica cosa che potrà fare e dare l’allarme a tutte le auto sul territorio – chissà poi quante – e inviare immediatamente un’ambulanza che nulla potrà fare contro quella follia omicida che ha investito il giovane Maresciallo.
Muore così il 03 ottobre 2009 il Maresciallo Andrea Angelucci, 36 anni, della Compagnia Carabinieri di Foligno; muore in Ospedale dopo una disperata corsa e un disperato intervento chirurgico per strapparlo a quel triste destino.
Muore così, solo, dopo un grido disperato, nell’adempimento del dovere : “Ubbidendo e Tacendo” così come ogni militare dell’Arma Benemerita fa da quasi duecento anni.
Soli, nelle campagne, nelle strade, con mezzi vetusti, con modalità di intervento ridicole, con addestramenti quasi inesistenti, con la consapevolezza che un uomo dello Stato Poliziotto o Carabiniere che sia, un uomo della strada, un uomo come il Maresciallo Angelucci, nulla avrebbe potuto fare davvero per evitare questa tragedia: se avesse sparato e ucciso quel balordo qualche metro prima dell’impatto e se la fosse cavata con qualche osso rotto avrebbe dovuto subire le forche caudine della magistratura, dell’atto dovuto e di un lungo e “giusto” processo “Civile e Militare” che, di solito, ci distrugge come uomini, come professionisti e, in quel caso, come militari.
La bestia corre via, veloce ma lo sa, è braccata, ha sentito le notizie per radio, lo stanno cercando e quel mezzo andrebbe abbandonato….però è grande, funziona bene, è potente: con quello non lo ferma nessuno…non gli possono mica sparare, sarebbero dei folli!!!
Il cerchio si stringe, sa bene che non deve commettere errori e fare in modo che la morsa intorno a lui piano piano si allenti, forse ha paura, forse cerca rifugio, forse è solo uno sprovveduto….ma una sua impronta è già in mano agli inquirenti, lui non lo sa ma il suo nome, le sue abitudini, le sue zone sono già tutte monitorate, sarà questione di ore.
Ore 11.00 la bestia è a Modena, è attesa, lo stanno cercando, li vive la sua fidanzata, ogni bestia in difficoltà cerca rifugio e ogni buon “cacciatore” sa sempre dove andare a cercare.
Quel maledetto SUV è li, ora, nella pianura Padana, a Modena, le volanti sanno nome, cognome e targa del fuggiasco, i vertici investigativi sono certi che è solo una questione di tempo: il cerchio si stringe, la stretta morsa colpirà prestissimo.
Ed eccolo li quel maledetto strumento di morte, targa rubata, evidenti segni di impatto sulle fiancate, modello, colore e targa: è lui.
A bordo il balordo, Rocco Varanzano, 41, pluripregiudicato….la volante è dietro, se ne accorge, inizia l’inseguimento.
La potente Alfa 159 si scaglia a tutta velocità lungo le vie di Modena, l’obbiettivo per la bestia è uscire dall’abitato per poter dare davvero la frusta a tutti i cavalli di quel potentissimo SUV di Casa BMW.
La Polizia è dietro, la volante non molla, il balordo è a vista e scappare, si sa, non è un lavoro facile….specie se non hai dormito tutta la notte.
La potente Alfa allunga il passo, quasi lo affianca, lui non molla forte della propria mole e della potenza di quel 5 cilindri bavarese.
Ha ammazzato una volta, potrebbe farlo ancora, forse lo mette in conto; le strade sono trafficate e lui non vuole farsi prendere: sa già di essere un assassino.
La radio di servizio esplode di urla concitate per comunicare la posizione dettagliata del fuggiasco, le volanti modenesi convergono tutte in ausilio della volane in corsa, i minuti scorrono, la velocità aumenta….uno, due, forse anche tre colpi vengono esplosi all’altezza delle gomme da un collega in servizio “Motomontato” dei Falchi in corrispondenza di un incrocio cittadino che è riuscito ad intercettare il mezzo.
I colpi vanno a segno, tre colpi in mezzo al traffico, un rischio immane, lo spettro di un processo, di un morto innocente si affacciano nella mente del giovane poliziotto in borghese….l’auto lo punta, non molla, quasi a voler ripetere il copione della nottata precedente.
Con tanta abilità e forse fortuna il collega riesce ad evitare un impatto mortale con il mezzo in fuga che non demorde proseguendo la sua folle corsa.
Direzione autostrada, libera, veloce, senza intoppi….una gomma però è forata, il gesto del coraggioso poliziotto aveva sortito l’effetto sperato!!!
Qualche curva ancora, si dovrà fermare gettandosi nei campi per cercare di guadagnare l’impunità.
Ci sono altre volanti, però, che hanno stretto ancor di più il cerchio, se lo ritroveranno davanti mentre cerca di scansarle ancora….ancora colpi di pistola risuonano nell’aria ….nulla da fare il mezzo è fuori uso, la bestia cerca rifugio nei campi, nelle sterpaglie, i colleghi non mollano, lo prendono, lo atterrano, lo ammanettano….con la consapevolezza che a loro è andata bene mentre un giovane Carabiniere è stato chiuso dentro una bara per colpa della follia omicida di un bastardo e di una società e di uno Stato che, troppe volte, ci abbandona al nostro destino senza mezzi, senza strumenti normativi, giuridici e addestrativi.
Onore al Maresciallo Andrea Angelucci e un plauso ai colleghi della Squadra Volante e dei “Falchi” di Modena che hanno operato l’arresto di quel ignobile balordo; un arresto importante, un intervento che vale una vita di lavoro quanto a soddisfazione: chi lavora sulla strada sa ogni giorno che tra quella solitudine e indifferenza delle istituzioni un così tragico evento di morte sarebbe potuto capitare a tutti, nessuno escluso!
Grazie a Alessandro, Andrea e Cristian e a tutti i colleghi di Modena che con la loro professionalità hanno assicurato alla giustizia questo inqualificabile assassino.

Michele Rinelli – Poliziotto 03/10/2009