Una cintura ti Salva la Vita


Una cintura ti Salva la Vita

Le morti bianche dei poliziotti

Dal primo giorno che vestiamo la divisa a una cosa cominciamo ad abituarci da subito: a essere trattati come numeri.
I numeri sono un elemento importante della vita culturale di un popolo, attraverso la disamina di essi si possono pianificare azioni, situazioni, strategie e movimentazioni di ogni genere, alle volte in maniera così cinica e asettica da arrivare, come quasi sempre accade, a non considerare l’umanità e le persone che vi sono dietro quelle espressioni e quantità numeriche.
Vi sono poi i numeri colpevolmente ignorati, perché scomodi, numeri imbarazzanti che è meglio non sviscerare pienamente dato che potrebbero rappresentare un autogoal difficile da giustificare alla massa dei “tifosi presenti sugli spalti”.
L’Asaps attraverso un articolo di “Repubblica Motori” ha diffuso in questi giorni un dato che per chi scrive non è sconcertante ma che alle masse non troppo attente può risultare davvero eclatante: dal 2000 a oggi sono 51 i Morti su 74 decessi per incidente stradale derivanti da attività di servizio o direttamente riconducibile ad esso ossia quasi il 70 % dei lutti.
I poliziotti quindi non sono vittime delle Holliwoodiane sparatorie, degli inseguimenti al balordo, delle colluttazioni con chi vuole guadagnarsi l’impunità di fronte alla legge; No, i poliziotti sono vittime della strada, delle sue insidie e della sottovalutazione dei rischi derivanti dagli spostamenti, anche ad alta velocità, con le vetture di servizio.
Vogliamo fare scandalo?? Vogliamo fare outing ??? Vogliamo dire al mondo cosa si dice e cosa succede dentro una volante?? No non preoccupatevi, nessuna dichiarazione da copertina satinata ne dichiarazioni di omosessualità come accaddè qualche mese addietro, nulla di tutto ciò, purtroppo.
Moltissimi di noi non mette la cintura di sicurezza, troppi di noi non riescono più a fare corsi di guida sicura e aggiornamenti a cadenza predefinita, la maggioranza di noi ritiene che i sistemi di ritenuta, erroneamente, siano di impaccio nelle fasi di maggiore operatività anche se ormai è quasi un decennio che nessuno più muore “come un topo in gabbia” nell’abitacolo della vettura di servizio sotto i tanto temuti colpi di pistola che spesso utilizziamo quale giustificazione per non indossarle…..”Se mi sparano in macchina come faccio con la cintura???” .
Sintomo questo, forse, di un inadeguata preparazione tecnico operativa.
Giustificazioni e assiomi che derivano dagli anni di piombo dove gli assalti alle volanti e i conflitti a fuoco erano in alcune realtà metropolitane, all’ordine del giorno, i tempi cambiano, cambiano velocemente ma anche questo forse è il sintomo di quanto sia invece lento il mutare delle mentalità all’interno di un corpo dello stato come la Polizia di Stato che troppo spesso per usi e costumi sembra ancora confinato ai primi anni ’80.
I dati sviscerati dall’Asaps sono dati difficili da digerire a cui qualcuno sarebbe giusto desse una risposta e stavolta, credetemi, non è giusto aspettarli dal Ministero degli Interni o dal Capo della Polizia, stavolta la risposta la dobbiamo dare noi stessi, noi operatori che ci esponiamo consapevolmente, alle volte, ai rischi della strada e alle sue insidie.
Perché se è vero che non ci sono più soldi per organizzare corsi e far guidare bene in velocità i nuovi autisti è anche vero che abusare della possibilità di non poter indossare le cinture di sicurezza sui mezzi di servizio ci espone ulteriormente a pericoli decisamente evitabili specie in macchine semiblindate come le nostre.
Negli States, che tanto possono insegnarci in termini di tecniche operative e dinamiche in emergenza, le cinture di sicurezza vengono indossate da tutti i poliziotti e anche loro sulla fiancata non hanno la scritta “PARMALAT”, anche loro “Possono” fare tante cose ma loro, al contrario di noi “SANNO” che non indossare la cintura di sicurezza comporta spessissimo non rientrare a casa dalle proprie famiglie, dai propri affetti e dai propri cari e mai si sognerebbero di prendere in giro il collega “Pinguino”, appena uscito dal corso, nel quale è stato insegnato di indossare sempre la cintura di sicurezza.
L’ultimo, solo in ordine di tempo, a morire in un incidente stradale è stato Antonino Copia, a Mestre , morto per andare in ausilio di colleghi in difficoltà sotto una pioggia battente, con un asfalto viscido e allagato, con tanti sogni nel cassetto e tanta voglia di fare del bene alla gente. Antonino non è morto per mano armata, non è morto per una lama nel cuore, non è morto rotolandosi per terra con un delinquente, Antonino è morto per colpa di un potente mezzo a motore che dallo schianto non era nemmeno più riconoscibile nella sua bellezza e nella sua potenza.
Antonino non sappiamo se aveva fatto un apposito e serio corso di guida in sicurezza, Antonino non sappiamo se indossava la cintura di sicurezza, tutti sappiamo però che indossare i sistemi di ritenuta e frequentare appositi corsi per condurre il veicolo di servizio in emergenza a velocità sostenute riduce il rischio ipotetico di decesso non solo degli operatori ma anche della popolazione che, gioco forza, viene comunque coinvolta.
La sicurezza parte da noi, da chi la strada la vive giorno per giorno e non importa se chi ci comanda tra le mura del Ministero si pulisce la coscienza con la sola forza delle circolari o dei regolamenti, la nostra vita e la nostra sicurezza deriva innanzitutto e prima di tutto da noi, dal nostro modo di fare e di operare con coscienza e responsabilità in ogni situazione.
…e non crediate che chi scrive sia senza peccato.

Michele Rinelli – Poliziotto – 28/05/2009