L’Italia è un paese anomalo


L’Italia è un paese anomalo

– Commento a una lettera apparsa sul quotidiano “Il Messaggero” del 06 Aprile 2010-

Come in altre parti del mondo esistono diverse istituzioni statali: qualcuna, magari, può non “piacere”; qualcun’altra, invece, piace a prescindere, anche soltanto per essere nei secoli fedele. Altre, infine, godono di una familiarità o confidenza simile a quella che intercorre tra due persone che si conoscono da vecchia data. Ed è a quest’ultimo gruppo, credo, che appartenga la Polizia di Stato.
Invero, tutti noi crediamo che il nostro migliore amico, o il vecchio conoscente, sia sempre a nostra disposizione. E così alcuni cittadini – non tutti, beninteso – credono che la Polizia possa risolvere i problemi che ognuno, quotidianamente, si trova ad affrontare.
“Chiama il 113!” (che, tra parentesi, scomparirà tra poco) è una frase che spesso si sente dire per la strada. Sono i cittadini che digitano i famosi tre numeri per chiedere l’intervento di una volante che risolva questo o quell’altro problema – a volte banale a volte più grave.
Ed è certamente così che ha fatto la signora Marisa D. , così come ci racconta dalle righe del “Messaggero” del 06 Aprile 2010, quando ha notato un tizio uscire dalla porta d’ingresso del supermercato dove lavora con un cestello pieno di bottiglie di alcolici non pagati. Precipitosamente si è avventata per bloccarlo aiutata da un Poliziotto che casualmente era lì fuori servizio. Ed è sempre qui che la signora Marisa D. ha fatto la conoscenza di un’altra istituzione che esiste in Italia, e di cui, forse, ignorava l’esistenza. La Magistratura.
La nostra impavida avrà pensato: “bene… adesso il più è fatto… io ho bloccato il ladro, le prove ci sono (ben otto bottiglie di whisky)… il ladro è stato preso in flagranza di reato… meno male un criminale che va dritto dritto nelle patrie galere!”.
Ma… la signora Marisa D. non ha contabilizzato l’onnipresente “ma” di ogni storia che si rispetti.
“Ma”…appunto… la vita, quella vera (quella dove tanti Poliziotti, Eroi del nostro tempo, hanno perso la vita per cercare di catturare terroristi che ora se la godono paciosi in paesi dove non esiste l’estradizione o all’interno delle stesse istituzioni che cercavano di abbattere) non è come si vede nei film o nelle serie TV americane; non è così come raccontano i giornali o i media; per la legge italiana, e quindi per la Magistratura, anche un ladro ha e deve avere dei diritti. Anche un ladro “colto in flagranza” deve obbligatoriamente sottostare ad alcuni passaggi della “procedura” di arresto, che forse sarebbe bene che ogni cittadino conoscesse così come conosce il nome dell’Ispettore Coliandro.
Questi passaggi consistono nell’andare negli uffici di Polizia, formalizzare per iscritto la denuncia (fornendo nome e cognome ed altri dati anagrafici), rispondere ad alcune domande di “garanzia” – sia per lei che per l’eventuale arrestato – che potrebbero stravolgere la posizione in cui si trova il criminale e che potrebbe diventare diversa da quanto si aspirava prima di entrare all’interno di quei stessi uffici.
Come recita il nostro codice penale, infatti, in alcuni reati l’arresto è facoltativo, come verosimilmente in questo caso. Facoltà che dovrebbe competere alla Polizia di Stato, ma che di fatto, alla fine dei “giochi”, spetta, in buona sostanza, al magistrato di turno, che viene informato di quanto accaduto con una “comunicazione” da parte degli agenti di polizia operanti. Ora, senza andare ad infilarci in meccanismi che non sono avvezzi al cittadino, perché non raccontati con dovizia nelle serie TV, dove i nostri eroi risolvono tutto davanti al computer (mentre nella realtà non funziona così), voglio dire alla signora Marisa D. che tutte queste “scartoffie” e “comunicazioni” devono essere fatte per una garanzia a favore del reo e, per quanto assurdo possa sembrare, è un aspetto democratico e civile di uno Stato di Diritto quale è la nostra bell’Italia.
Una volta informato il magistrato lo stesso può disporre dell’immediato rilascio – ma non perché è libero, ma perché non arrestato e quindi “Indagato in regime di Libertà”: differenza che forse Lei non capirà, ma fondamentale – un rilascio cui la Polizia di Stato non si può opporre, né fare ricorso; è il magistrato a cui spetta l’ultima parola anche nel caso in cui gli agenti di Polizia avessero deciso di procedere nei confronti del reo con un arresto e conseguente celebrazione del processo con rito direttissimo entro 48 ore dal fermo.
Leggendo la lettera che Lei, signora Marisa D. ha scritto al Messaggero di Roma lo scorso 6 aprile, ho notato alcuni passaggi che oserei definire inopportuni. E’ inopportuno pensare che la nazionalità del criminale possa determinare una diversità di trattamento dalla Magistratura nell’applicare la Legge… e si figuri dalla Polizia di Stato (non posso immaginare che Lei propenda per una diversità di Legge, a meno che, e non credo, non voglia ammettere di essere razzista).
Scrive poi che si aspettava che il criminale finisse in carcere almeno qualche giorno. La Polizia di Stato, però, non dispone di strutture carcerarie – come invece falsamente si vede nelle serie TV – né “dispone il carcere” compito proprio ed esclusivo del magistrato. Infine Lei si meraviglia, con paura, che lo abbiano fatto uscire insieme a Lei dagli Uffici di Polizia. Qui non deve avere paura, perché il gesto che lei ha fatto, bloccandolo al momento del furto, è stato mosso dal coraggio e dalla passione per il suo lavoro, quindi un po’ di rischio mettendoci la faccia doveva prevederlo, anche perché i Poliziotti ogni giorno, ventiquattro ore su ventiquattro, sono vicini a criminali che potrebbero iniziare ritorsioni su di loro o sulle loro famiglie, ma ciò nonostante noi Poliziotti crediamo nella Giustizia. Forse ci crederebbe anche Lei un po’ di più se invece di seguire le serie TV, pensasse a quanto sacrificio e con quanta passione ragazzi poco più che ventenni, uomini e donne che compongono la Polizia di Stato quotidianamente svolgono il loro lavoro, per permettere a tutti i cittadini d’Italia, siano essi extracomunitari o no, di vivere in un paese civile.
Non sono i poliziotti, Signora Marisa, che lasciano liberi gli assassini – così da come si chiude la sua lettera – ma le Leggi che esistono in questo paese, di cui Lei fa parte, soprattutto quando è chiamata a barrare con un segno una scheda elettorale in un’aula scolastica.
E questo, cara signora Marisa D. , glielo dice un Poliziotto.

Roberto Villani – Poliziotto 08/04/2010