“The Day After 19 Luglio 1992 – 2010


“The Day After 19 Luglio 1992 – 2010

Paolo Borsellino e i suoi “Angeli”

“ The Day After”, il “Giorno dopo” il momento dove davvero si percepiscono la gravità delle tragedie, i lutti, i dolori, il sangue ma anche l’impotenza, quelle ore dove sembra impossibile possa esistere la voglia di ricominciare.
I giorni successivi al 19 Luglio 1992, giorno dell’assassinio del magistrato Paolo Borsellino e dei suoi “Angeli”, a nemmeno tre mesi dalla morte di Giovanni Falcone, furono forse i giorni più lividi e vivi della sana sicilianità di un popolo che sentiva sempre più forte la voglia di dire basta.
Perdere siciliani del calibro di Falcone e Borsellino significava far naufragare definitivamente i sogni di un intera isola che in loro vedeva l’unico vero baluardo di salvezza da un sistema, quello mafioso, che inesorabilmente li vedeva, e forse ancora li vede, schiacciati in un realtà dove l’illogico diventa logico, il surreale diventa reale, dove il diritto è un privilegio di pochi e i soprusi sono l’unico modo per esercitare, in certi ambiti, le normali dinamiche di “Civile Convivenza”.
Oggi 20 Luglio 2010 è un “Day After” assai diverso, i proclami di svolta e verità ipocritamente si susseguono rapidi sulle agenzie di stampa, le polemiche infuriano perché, a quanto pare, i siciliani del 20. Luglio 1992 non ci sono più.
La manifestazione organizzata a memoria del Dott. Borsellino è stata praticamente disertata, i palermitani si sono fatti abbattere dal caldo (così si dice almeno) e solo un centinaio di persone hanno partecipato, come fossero dei reduci, alle cerimonie di commemorazione di un personaggio che della sicilianità e della lotta al cancro mafioso ne aveva fatto una missione, uno stile di vita.
Cosa accade quindi ? Dove sono finiti quei giovani cittadini, quei siciliani infervorati verso una “società politico/mafiosa” a loro ostile ? Possiamo davvero credere che gente abituata a temperature desertiche possa avere ceduto all’afa ?
Io credo, francamente, che ci si ritrovi di fronte più semplicemente all’italica abitudine di dimenticare anche perché è difficile alimentare l’immaginario collettivo di certi valori quando la levatura umana e sociale di quei due grandi magistrati rimane semplicemente lì, confinata alle pagine della storia siciliana.
Chi ha ereditato la tenacia di Falcone ? Chi la cultura, la capacità espositiva, la voglia di vedere una Sicilia libera dalle mafie e dalle logiche mafiose come quella che aveva il dott. Borsellino ?
Dal 1992 a oggi, perdonatemi, ma io di persone come loro non ne ho più viste né in politica né tanto meno nella magistratura, entrambe impegnate a farsi la guerra e a capire, forse, chi dei due poteri è più importante o potente al posto di collaborare per farci diventare, come Falcone e Borsellino avrebbero voluto non solo per la Sicilia, un paese migliore.
A distanza di 18 anni, forse, possiamo dire che il loro sacrificio è stato inutile ?
Vogliamo veramente accettare che la mafia, e lo “Stato-Mafia” ha vinto sulla cultura di un popolo che in quei due uomini aveva riversato tutta la loro voglia di rinascita e di riscatto ?
Guardando su You Tube ho trovato un video, che inserirò in allegato a questo scritto, dove viene congelata davanti alle telecamere la vera natura dei siciliani, viene evidenziato quanto quei uomini e quelle donne avessero percepito che l’ultimo attacco alla loro dignità, alla loro capacità di essere un popolo sano, era stata pesantemente colpita con l’abbattimento fisico dei due magistrati.
Non voglio quindi credere che i figli di quei padri che vediamo scagliarsi fisicamente contro l’altra faccia di una certa mafia abbia definitivamente consegnato le armi, abbia preferito rimanere nell’illogico sopruso e abbia deciso che, in fondo, l’amore per una certa “Sicilia Libera” non abbia più ragion d’essere dopo solamente 18 anni.
Ci sono uomini che per la parte buona di quello Stato hanno dato tutto quello che avevano, ci sono persone che a quel tricolore hanno prestato sincera fedeltà e giurato con il sangue di servire fedelmente le sane istituzioni democratiche, ci sono uomini che camminano ancora pur non essendoci più, con le loro idee e con le loro opere; perché la mafia è destinata a finire come qualsiasi tipo di umana attività, dobbiamo solo crederci e portare avanti quei principi, l’onore e il sacrificio macchiato col sangue di quei uomini.
Esistono parole che mi piacerebbe definire profetiche che Paolo Borsellino scrisse in una sua ultima lettera incompiuta a una professoressa di Padova che l’aveva invitato a una conferenza in un Liceo, manifestazione a cui il magistrato non partecipò e per questo il dott. Paolo di pugno rispose ad alcune domande:

“Sono diventato giudice perchè nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche e sollevato dalle necessità di inseguire i compensi dei clienti.
La magistratura mi appariva la carriera per me più percorribile per dar sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica, non appagabile con la carriera universitaria per la quale occorrevano tempo e santi in paradiso.(…)
Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il Comm. Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruzione del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anche egli dal civile, il mio amico di infanzia Giovani Falcone e sin dall’ora capii che il mio lavoro doveva essere un altro.
(…)Avevo scelto di rimanere in Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi.
Non ho più lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressocchè esclusivamente di criminalità mafiosa. E sono ottimista perchè vedo che verso di essa i giovani, siciliani e non, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarantanni.
Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”. (…)

(Paolo Borsellino – 18 Luglio 1992).

Oggi quei giovani sono più che adulti, oggi quelle persone sono manager, uomini d’affari, politici, magistrati, poliziotti, operari….dove sono??
Possibile che il Dotto Borsellino si sia sbagliato?
Che si faccia in modo che queste parole non rimangano semplicemente tali.

Il Video tratto da “You Tube”

da “cadutipolizia.it – Michele Rinelli – Poliziotto 20/07/2010