1 Gennaio: La Guerra!!!


1 Gennaio: La Guerra!!!

perchè non si può morire aspettando il bollettino per festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo!

Le ritualità di ogni fine anno sono molto rigide e talune volte, statiche: il panettone, lo spumante, il cotechino, le lenticchie, i regali, in una logica di malato consumismo che, almeno nella maggioranza dei casi, ha l’unico difetto di farci guadagnare qualche chilo sulla bilancia.
Di ritualità in rituali ogni “campanile” ha le sue logiche, i suoi schemi, le sue tradizioni ma in una cosa pare che l’Italia sia unita, oltre alla nazionale di calcio: la guerra dei botti.
Con assurda dinamica ogni anno aspettiamo il telegiornale delle 13.00 per ascoltare il bollettino di guerra perché non esiste capodanno senza la conta dei morti e dei feriti.
Già, perchè per festeggiare il capodanno, in Italia, si può anche morire!!!
Dalle Alpi alla Sicilia gli ospedali, nella notte più lunga e più bella dell’anno di certo non si fanno mancare il lavoro. Il primato, come sempre, spetta a Napoli: 70 feriti e 1 morto.
Di rituali illogici l’uomo ne ha sicuramente tanti, di tradizioni legate a filo doppio col sacro e col profano ne sono pieni i libri di storia ma nel 2011 è inaccettabile che, in una società come la nostra ci sia ancora la conta dei “Morti di Capodanno”!
Insensato, inutile, folle, senza alcun tipo di raziocinio, ogni benedetto capodanno ci ritroviamo in molte piazze d’Italia a fare il botto più grosso, a mettere a rischio la vita anche di chi nulla c’entra con quella pericolosa passione.
Che gusto ci sarà a fare tutta quella confusione, che logica può avere sfidarsi a “singolar tenzone” nella notte più bella e festosa dell’anno?
Perché dobbiamo sfidare la vita in questa maniera ?
Proviamo a chiedere ora il senso di questa guerra a quella famiglia di Crispano, in provincia di Napoli, che dovrà fare a meno dell’affetto del proprio congiunto a causa di un proiettile vagante.
Provate a chiederlo a quelle centinaia di famiglie, i cui feriti in tutta Italia sono oltre 500, che a seguito di questa guerra vedranno la loro vita completamente sconvolta: senza qualche dita o un occhio…….. di sicuro non è più la stessa cosa!
Se davvero vogliono una guerra più logica mandiamoli a “morire” in Afghanistan da dove quest’anno, proprio l’ultimo giorno dell’anno, per una missione di “Peace Keeping “ (che di Peace ha molto poco in verità) è tornato avvolto dal tricolore l’alpino Matteo Miotto, vittima di una morte non così inutile come quella da botti di capodanno.
Sembra quindi che nessun appello sortisca davvero il giusto effetto, se ancora dopo così tanti anni, così tanta tecnologia e così tanta cultura in più, ci riduciamo ancora a contare inutilmente morti e feriti il primo gennaio !
Tutto questo significa che non è solo una questione di prevenzione, non è solo una questione di repressione, a nulla servono gli appelli: serve cultura vera, prevenzione vera, serve dura imposizione, serve serio contrasto al fenomeno con misure impopolari e coercitive.
Chi detiene anche solo un petardo illegale deve essere arrestato, chi detiene una bombetta artigianale deve scontare pene detentive serie e risarcire un danno patrimoniale alla collettività per il pericolo a cui potenzialmente l’ha esposta: avete idea di quanto possa costare alle casse del servizio sanitario nazionale la guerra del 31 dicembre ?
Perchè questi signori devono essere liberi di circolare sul territorio con delle vere e proprie armi cavandosela solo, tante volte, con una pacca su una spalla ?
Perché dobbiamo ragionare con l’insana logica del “sò ragazzi” ?
La società civile non può pretendere semplicemente risposte dallo stato, la società civile deve tutelare se stessa, deve prendere coscienza e pretendere cultura di quello che sono i reali pericoli e specie in realtà più arretrate culturalmente, lo stato non può per l’ennesima volta dimostrare, anche a capodanno, di non esserci!!!
Troppo facile puntare il dito solo sulle istituzioni; probabilmente sarebbe più facile prendersela solo con chi semina morte speculando su quel mercato della follia ma se non si interviene pesantemente sulla cultura che vige in talune aree geografiche anche con una forte repressione dei fenomeni, con normative speciali al pari di quelle legate al terrorismo, non ci tocca che aspettare il 2012 e il suo prossimo bollettino di guerra.
Onore all’ alpino Matteo Miotto e un pensiero severo verso chi, a capodanno, ha abbracciato l’illogica voglia di fare semplicemente un inutile e pericolosa guerra.

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Michele Rinelli – Poliziotto – 02.01.2011