Eroici riformismi


Eroici riformismi

Quando la riforma diventa un atto eroico!

Quando si parla di riforme, in Italia, sembra di parlare del nulla, del sesso degli angeli, di questioni così futili tanto da poterle considerare chiacchiere da bar.
Alle riforme, in Italia, non ci crede più nessuno, ho da qualche anno superato i 3 lustri di vita e per una buona metà ho sempre e solo sentito parlare di riforme ma, leggendo le cronache degli anni a cavallo della mia nascita, è cambiato tutto per non cambiare nulla.
Le ultime dichiarazioni ci mettono di fronte ad un’altra realtà: per fare le riforme bisogna essere folli, coraggiosi e senza paura: degli eroi insomma quando invece basterebbe solo buona volontà, buon senso e semplicemente senso di responsabilità.
In questa Italia gli eroi sono altri, gli eroi sono quelli che non arrivano alla quarta settimana del mese, quelli che si inventano un lavoro ogni giorno pur di non entrare nelle fila della criminalità, gli eroi sono coloro che vanno in ospedali degni del terzo mondo sperando di poterne uscire guariti e non ulteriormente ammalati; questi sono eroi e non quei certi politici che sanno dare solo fiato alla bocca.
Tra le riforme delle riforme vi è una particolare a cui la politica nostrana da decenni ormai aspira: la riforma della giustizia.
“La Riforma della giustizia”, pronunciata con la medesima enfasi di fantozziana memoria, un modo per riempirsi la bocca e continuare a parlare di nulla.
Una riforma che fa paura, così tanta paura che bisogna essere eroi per vararla, discuterla e affrontarla.
Una riforma che non accorcerà di un solo giorno la sofferenza dei cittadini, costretti,a ragione o a torto, a chiedere l’intervento dei giudici, una riforma che non aumenterà la certezza di veder marcire della giusta pena coloro che si macchieranno di più o meno gravi delitti; una riforma che rischia, per le modalità con cui viene presentata, di tutelare ancora di più “la Casta”.
Perché, in questa nuova riforma l’azione penale diventa obbligatoria con indirizzo del parlamento, quello stesso parlamento che tutte le volte che vede coinvolto un suo appartenente in qualche malaffare nega di principio la famosa “Autorizzazione a Procedere”….un parlamento che una volta che deterrà anche il potere di “Indirizzo dell’azione penale da svolgersi” potrà fare a meno di discutere nel merito proprio di quelle autorizzazioni.
Pericoloso quindi, a mio modesto avviso, investire il parlamento di tale facoltà, pericoloso non perché lo sia di principio, sappiamo bene che molti reati vengono perseguiti celermente in base all’allarme “mediatico-sociale” che provocano, pericoloso perché sarebbe necessaria una democrazia moderna e matura ma soprattutto meno corrotta…quale non è la nostra.
Non è quindi solo l’indipendenza dell’”Altra Casta” a essere in pericolo (la magistratura) ma è la certezza, almeno sulla carta, che il cittadino possa vedere tutelato il suo diritto a prescindere e non in base a un indirizzo determinato “ope legis” considerato anche il fatto, per assurdo, che alcuni reati sono più sentiti in alcune zone rispetto ad altre.
Cosa dovrebbe fare il parlamento del 150° dell’unità d’Italia ?
Emanare una legge regione per regione o per provincia ?
A Torino dovrebbe, per assurdo, dato che la legge sarebbe nazionale, vedersi passare avanti in “graduatoria” il reato di abigeato rispetto a quello della truffa solo perché in Sardegna si rubano ancora le pecore tutti i giorni ?
Queste Si!!!
Sono leggi eroiche!!!
Riforme, in Italia, significa anche pericolo, riformare significa anche scardinare democrazia.
Qualcuno legge nella maggiore indipendenza delle forze di polizia rispetto al sostituto procuratore un pericolo nell’efficacia dell’azione penale, libertà che di fatto esisteva prima del 1989.
Un pericolo reale ?
Non so che opinione avere al riguardo, i detrattori dicono che tale libertà è condizionata dal fatto che gli organi di Polizia sono soggetti ai Ministeri che, in quanto tali, hanno un colore politico relativo alla maggioranza di governo.
Io credo che il Poliziotto debba fare il Poliziotto e il procuratore disporre in base a quello che la Polizia gli sottopone e non il contrario dato che, è risaputo, le scelte di alcuni procuratori, che non sono poliziotti e non hanno mai fatto corsi di investigazioni di polizia (quindi non hanno nemmeno la mentalità dello sbirro), hanno mandato a farsi benedire importanti filoni di indagine che potevano essere meglio sviluppati se lasciati nella totale discrezione degli organi di polizia inquirenti.
Sarà mica che, se passa questa maggiore indipendenza della Polizia Giudiziaria, una certa politica avrà bisogno di più “telefonate” per agire come meglio crede su determinate questioni legate a ciò che da anni ci viene sbandierato (se esiste davvero) come l’uso politico della magistratura (e di conseguenza della Polizia) ?
Sarà solo la politica a scegliere dove portarci in questi termini ma, per favore, non consideriamoli questi “riformatori” degli eroi.

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Michele Rinelli – Poliziotto – 14.03.2011