Giornalisti di “Nera”…l’altra faccia di Avetrana


Giornalisti di “Nera”…l’altra faccia di Avetrana

Un ruolo importante quello dei media e della carta stampata che dovrebbe ritrovare, insieme agli inquirenti,un rinnovato senso della professione

Avremmo voluto lapidarlo, incaprettarlo come un animale selvatico, lo abbiamo trattato come un mostro, considerato il peggio della feccia che la cronaca ci potesse raccontare: era lo Zio Michele ed è stato sino a qualche giorno fa il mostro di Avetrana (Le).
Erano i giorni della riscossa, quelli dove eravamo sicuri che finalmente avremmo reso giustizia a quelle spoglie mortali ritrovate in un disperso pozzo artesiano del Salento, eravamo certi fosse l’epilogo di una delle storie più squallide degli ultimi 20 anni; l’omicida di Sarah Scazzi era in carcere, giustizia era fatta.
Colpi di scena su colpi di scena, la vicenda della piccola Sarah non ha mai visto pace, e chissà quando la vedrà.
Qualche settimana dopo viene arrestata anche la cugina Sabrina, l’improvvisata “Show Girl” capace di tenere tre dirette su cinque canali TV differenti; Sabrina quella che dal dramma della piccola Sarah chissà dove avrebbe voluto arrivare, forse a striscia la notizia ? Magari come Velina ?
Il suo piglio caparbio che buca lo schermo è puzzato a molti, l’ha resa sin da subito un elemento anomalo su quella scena del crimine, capace di tenere l’audience al pari di una soubrette, in un modo così ambiguo e strumentale che in troppi ci siamo stupiti, e in verità anche schifati, di come potesse essere possibile cavalcare il proprio ego narcisista sulle spalle di una povera ragazzina ritrovata morta e abbandonata.
Recentemente, nella giostra mediatica di Avetrana, un’altra figura è precipitata nelle dure e troppo spesso insicure pieghe della giustizia: Cosima Serrano, mamma di Sabrina e zia di Sarah è stata arrestata per aver concorso anche lei all’omicidio della piccola; la matrona, così definita dalle cronache, sin da subito è apparsa, insieme alla figlia Sabrina, un “attore” importante della vicenda e in molti oggi si chiedono come mai non sia stata arrestata prima.
Tutti in carcere quindi ?
Ovviamente no, come in una qualsiasi sceneggiatura degna di un film, ecco che lo zio Michele viene invece scarcerato nonostante proclami la sua colpevolezza ripetendo all’infinito che ora, in carcere, ci sono due innocenti.
Un uomo, Michele Misseri, che ha fornito nel corso di questa indagine la bellezza di sette versioni dell’omicidio tanto da renderlo del tutto inattendibile agli occhi degli inquirenti se non per la partecipazione all’occultamento del cadavere.
In qualsiasi modo la si voglia pensare la storia della piccola Sarah e il contesto dov’è maturata la volontà assassina è quanto di più squallido si possa rappresentare.
Sulle indagini, chiaramente, è forse necessario muovere qualche critica anche se, da persona vicinissima a certi ambienti investigativi, non posso non rilevare quanto, in ogni caso, troppo di questa storia abbia non solo dell’incredibile ma anche dell’assurdo, assurdità generate spesso dal sistema stesso molto garantista e forse troppo ingessato dalle procedure penali e investigative.
Solitamente in casi come quello di Sarah si imputa agli inquirenti il problema dell’essersi attivati tardi, di aver perso tempo; anche la piccola Yara Gambirasio, tanto per citare un’altro eclatante esempio, risente di questo meccanismo di ritardo “fisiologico” dato che la maggioranza degli allontanamenti adolescenziali si risolvono nel giro di poche ore e sono, solitamente, volontari.
Risulta quindi difficile, tante volte, dare il giusto peso e la giusta dimensione delle cose sin da subito ma compito degli organi di stampa è, tante volte, la sterile polemica e nulla di più.
Certo, quando poi troviamo il cadavere, quando ci si rende conto che la la situazione è precipitata, si corre ai ripari (spesso con pochi mezzi e poche risorse anche se TV e giornali ci fanno credere altro) così che ci si costringe a inutili arrembaggi alle navi “in fuga” che portano solo a collezionare l’ennesima brutta figura…perché a fare tutto di fretta per le enormi pressioni esercitate sull’opinione pubblica dalla stampa si rischia di mandare in galera “legittimamente” persone innocenti.
E’ chiaro a chi mi segue da tempo che con la stampa, i media, i giornalisti non ho proprio un buon rapporto, a loro e ai loro metodi di pressione imputo la disfatta di alcune indagini perché senza la loro pressione si potrebbero eliminare alcuni errori di valutazione nelle indagini…certo che a sentir loro, invece, sono la prima frontiera della legalità perché senza di loro in Italia non vi sarebbe giustizia….un sistema questo generato, purtroppo, dalla loro capacità di elevare o distruggere chiunque passi tra le righe dei loro pezzi.
La “Nera” è dunque un mondo fatto di persone che , alle volte, non esitano a gettare nel calderone delle notizie tutto ciò che fa più comodo, analizzando spesso voci e questioni senza fondamento che ostacolano le indagini degli inquirenti.
Un giornalismo, quello della “Nera”, che dovrebbe ritornare alle origini, riprendersi una deontologia fatta di correttezza “istituzionale”, di collaborazione vera e sincera perché, che se ne dica, proprio il caso di Avetrana, ha visto nei sempre caparbi giornalisti validi alleati nella raccolta di pubbliche informazioni da fornire agli inquirenti.
Perché se è vero che non esistono più gli inquirenti di una volta è vero anche che non esistono nemmeno più quei giornalisti che, gomito a gomito con gli investigatori, facevano onesto e vero giornalismo investigativo rispettando di più le notizie, la riservatezza e forse anche i metodi di quella vecchia polizia che oggi, nel bene e nel male, non esiste più.
Perché se c’è qualcuno che scrive c’è qualcuno che parla (troppo) ma entrambi, forse, si dovrebbero ricordare che da ciò che si divulga troppo spesso dipendono mesi e mesi di duro lavoro investigativo ma….in fondo agli editori che interessa ?
Loro vogliono vendere copie del giornale subito, il giorno dopo….il resto è nulla!

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Michele Rinelli – Poliziotto – 05.06.2011

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