“I have a dream” La Polizia che vorrei….


“I have a dream” La Polizia che vorrei….

La 121/1981 potrebbe cambiare a breve….

In questi giorni di isterismo sui mercati finanziari, dopo mesi e mesi che la parola d’ordine per il governo è stata “ridurre i costi della spesa pubblica”, dopo che all’ultima festa della Polizia e alle celebrazioni per il centenario del palazzo del Viminale si è parlato della riforma della pubblica sicurezza, se imperativo è ridurre i costi possiamo provare a discutere della “Polizia che Vorrei”.
“I have a dream”, dicono gli inglesi, il mio sogno sarebbe un’unica polizia civile sotto il controllo di un’unica autorità politica da individuarsi, così come accade praticamente in tutte le democrazie occidentali, nel Ministero dell’Interno e del suo Ministro.
Ovviamente è un sogno e tale rimarrà, la nostra storia ci insegna che vi sono poteri fortissimi, a tutt’oggi, che mai permetterebbero l’abbandono del famoso “doppio binario” costituito dalla Polizia Civile e dalla Gendarmeria modello che, per alcuni nostalgici, è garanzia di maggiore stabilità ed equilibrio delle forze in campo.
La legge 121/1981, la famosa legge di riforma della Pubblica Sicurezza, ormai vecchia di 30 anni, è rimasta per molte sue parti non attuata anzi, negli ultimi anni, con le velleità “America Style” dei sindaci e le famose facoltà di ordinanza, ha svuotato alcune delle sue peculiarità tanto da vedersi di fatto ridimensionati i poteri di Prefetto e Questore sempre più ostaggi del podestà di turno.
Per questo, alla luce dei mutati scenari politici e forse anche delle necessità di cassa, attraverso queste pagine cercherò di dare una mia personale visione di un nuovo possibile assetto.
Come dicevamo se della Polizia civile non possiamo farne a meno di quella militare, forse, potremmo anche risparmiarcela.
Contro questa ipotetica unificazione che vedrebbe transitare i militari dell’Arma di Carabinieri in un sorta di nuova Polizia Italiana intervengono ragioni storiche, politiche, probabilmente anche sociali legate alla figura del carabiniere che da quasi 200 anni rappresenta lo stato (“buono”) sino nei più piccoli paesini della Sila.
Come fare quindi ?
Allo studio vi era il transito della Benemerita Arma sotto il controllo del Ministero degli Interni mantenendo comunque il suo status militare così da non snaturare troppo le peculiarità del corpo preservando così la sua storia e l’immagine sul territorio.
Sul piano pratico, ovviamente, i militari dei soli comandi territoriali (perché la parte relativa alla polizia militare dovrebbe necessariamente rimanere in capo al Ministero della Difesa) passerebbero di fatto sotto il controllo amministrativo delle prefetture.
Accorpare la gestione amministrativa delle centinaia di uomini sotto un unico ente civile andrebbe di sicuro a far risparmiare molti soldi agli apparati dello stato che potrebbero anche recuperare personale militare che ora si occupa “impropriamente” di gestire la contabilità, e non solo, dei propri militari.
Tale modello potrebbe essere esportato sia nell’ottica delle strutture addestrative sia su quelle logistiche favorendo, spalmandolo in 10-15 anni, un effettiva unificazione dei due corpi; per quale motivo la gestione dei mezzi, delle risorse, dei materiali deve essere gestito in maniera indipendente dai 5 corpi di polizia ?
Non si fa, su molti fronti, lo stesso lavoro con gli stessi mezzi “tecnici” ?
Perché non uniformare nelle medesime strutture gli addestramenti se il lavoro è lo stesso ?
Chiaramente le commissioni per l’adozione di un presidio o di un mezzo rispetto a ogni corpo continuerebbe a essere gestito dai singoli enti che poi, ovviamente, ne lascerebbero la gestione amministrativa e di manutenzione a un unico ente interforze.
Per quanto attiene la Guardia di Finanza che, ricordiamolo, è l’istituzione più antica del paese, forse sarebbe più facile farla diventare una specialità della Polizia di Stato con una dipendenza doppia dal Ministero degli Interni e funzionale da quello delle Finanze così come di fatto oggi accade per la Benemerita Arma che dipende dalla Difesa e dall’Interno.
Per quanto riguarda la Polizia Penitenziaria, probabilmente, nulla deve essere cambiato se non per la gestione dei mezzi impiegati sul territorio per il trasporto dei detenuti o per la logistica che, come detto, a mio avviso, dovrebbe essere affidata a un unico organismo interforze con personale civile del Ministero dell’Interno.
Per quanto riguarda il Corpo Forestale dello Stato la mia idea, oltre alla centralizzazione della questione logistica e dei mezzi come per le altre forze di polizia, potrebbe essere opportuno metterli sotto la dipendenza delle singole regioni che comunque dovrebbero far capo a livello centrale al Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste al quale dovrebbero lasciare semplicemente la possibilità di fornire linee guida comuni per il contrasto ai reati ambientali.
Un problema, quello dei reati ambientali, che viene trattato troppo poco politicamente ma che necessiterebbe di maggiori sforzi e probabilmente anche di maggiore attenzione nell’utilizzo delle forze in campo.
In tutto questo vari e svariati sono anche i servizi variamente duplicati sul territorio, ad esempio, il servizio aereo, che tanto soffre della mancanza di fondi specie per la polizia di stato.
Il controllo del territorio dal cielo dovrebbe essere fattivamente unificato così come la vigilanza delle coste che, francamente, affiderei esclusivamente alle capitanerie di porto facendo scegliere al personale marittimo delle altre forze di polizia di poter transitare nei ranghi della marina.
Per risparmiare è necessario centralizzare e specializzare in modo tale che le forze sul territorio non abbiano a sovrapporsi.
Infatti nella nuova riforma necessario sarà ripensare ai presidi sul territorio evitando imperativamente, ad esempio, che se in un comune vi è una tenenza dei carabinieri non vi sia anche un Commissariato di PS o una stazione dei Cc.
Vi è poi l’annosa questione che da anni dibattiamo: quale ruolo per la Polizia Locale, Municipale, Regionale o di qualche Capitale ???
Non è certamente nelle definizioni che cambia la sostanza, è chiaro che la visione del vecchio vigile urbano deve essere superata in un ottica di maggiore flessibilità specie nell’impiego degli operatori delle locali, i quali, nel loro ruolo, necessitano di una maggiore specificità da suggellare con trattamenti economici e previdenziali indipendenti che non siano assolutamente riconducibili a uno status da normale impiegato comunale.
Per quanto riguarda il loro ruolo mi auspico un leggero passo indietro, specie su alcune realtà metropolitane dove alcuni amministratori locali presi dal “sogno americano” credono di poter mandare allo sbaraglio le loro guardie che non hanno formazione e formamentis per essere agenti di polizia a tutto tondo.
Per loro che forse attualmente più di altri sono le cenerentole del sistema mi auguro quindi che ritornino a essere polizia amministrativa nell’interpretazione più restrittiva del termine, che possano accedere ad addestramenti fatti nelle scuole di formazione delle forze di polizia dello stato e che intervengano negli ambiti in cui eccellono senza sconfinare, come spesso accade, in settori che per legge spettano allo Stato….quello Stato che in un ottica di insana devoluzione sta delegando troppo ad enti locali che, oggi come oggi, non possono davvero fare fronte alla sicurezza dei cittadini e al pronto intervento nelle emergenze di tutti i giorni.
Nel devolvere e delegare troppo si rischia di non poter garantire a tutti i cittadini equità di accesso al diritto alla sicurezza.
Dopo 30 anni la Pubblica Sicurezza deve cambiare, speriamo solo che la mannaia della razionalizzazione non provochi un ulteriore ritiro dello Stato che deve garantire la legalità con il minimo sforzo economico ma con il massimo dell’efficienza possibile.
…e speriamo bene…

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Michele Rinelli – Poliziotto – 12.07.2011