La dignità di un “Bancomattaro”


La dignità di un “Bancomattaro”

– Tra pudore e vergogna che non esiste più –

Agiscono indisturbati nella notte, veloci sulle loro auto da oltre 300 cavalli, sono rapidi e fulminei, le loro azioni si svolgono in meno di 4 minuti.
Dopo un esplosione provocata con un iniezione di acetilene saccheggiano e depredano il danaro in barba a qualsiasi legge dello stato.
Li chiamiamo “Bancomattari”, agiscono da decenni nelle strade di tutta Italia, per il codice penale sono semplicemente dei ladri, non fanno male a nessuno, sono così veloci e precisi che riscuotono rispetto agli occhi di chi sul territorio cerca di prenderli in flagranza…ma “mai” ci riuscirà: nulla si può contro i loro potenti mezzi.
E’ una tecnica collaudata la loro, con decenni di esperienza sulle spalle accedono ai valori dei bancomat in maniera certosina, 7,8,15 mila euro in un “botto”, in una notte, quasi tutte le notti e per le leggi del nostro stato, in fondo, sono solo ladri al pari di chi ruba al supermercato sulle scansie degli alimentari o poco di più.
Ogni azione dell’uomo ha insita in se una percentuale di rischio, qualsiasi lavoratore mette in conto che potrebbe succedergli qualcosa e non raccontarla, l’aveva messo in conto anche A.O, “Bancomattaro”, specialista nelle iniezioni di acetilene che qualche giorno fa deve averla sbagliata quella iniezione e al posto di fuggire via con i soldi è rimasto esanime al suolo, a Milano, davanti a uno sportello bancomat distrutto, abbandonato come un cane dal suo branco che certo non poteva aspettare l’arrivo dei soccorsi insieme a lui.
Quante volte abbiamo sperato di prenderli, di interrompere la loro fuga, di avere la soddisfazione di cingere a quei uomini, come in un onesto duello, le manette ai polsi ?
Quante volte avremmo voluto avere la soddisfazione di fregarli, di portarli in questura trionfanti per metterli davanti alle loro responsabilità di fronte a un tribunale?
Quante volte ci siamo arrabbiati per essere arrivati li, a un passo, a leggere magari le lettere o i numeri della targa di uno dei loro potenti mezzi che in pochi istanti fanno perdere le loro tracce nel buio della notte ?
Così no, non c’è soddisfazione, un cadavere, al suolo, abbandonato come un cane, non è certo una soddisfazione in quell’impari battaglia tra il “bene e il male”.
Non è nemmeno una soddisfazione, è anzi forse un indecifrabile stupore, leggere sul giornale locale della città di A.O, Il Resto del Carlino, cronaca di Bologna, una lettera delle figlie, in uno spazio a pagamento, dedicata alla memoria del padre.
Una lettera carica di giusto dolore, che dipinge un padre amorevole che nulla aveva fatto mancare alla propria famiglia, un padre e un nonno esemplare che lascia un vuoto enorme in tutti suoi cari.
Non c’è pudore in quella missiva, non c’è vergogna, non c’è disagio c’è forse una giusta dignità per dire che A.O non era solo un “Bancomattaro”, non era solo un pluripregiudicato d’esperienza, non era solo una persona dedita a una certa vita: era un padre amorevole, un marito, un compagno di vita come noi tutti che le leggi le rispettiamo.
In quella lettera c’è forse una discutibile “caduta di stile” nei confronti degli onesti cittadini che ogni sera tornano a casa con la consapevolezza che i propri soldi, magari pochi, sul conto corrente, se li sono onestamente sudati.
Certo,se morisse uno di noi, un normale lavoratore, difficilmente potrebbe permettersi uno spazio a pagamento a tre colonne su un giornale a così alta tiratura e fa certamente specie o comunque riflettere quanto in questa società non ci sia ne pudore ne vergogna, è morto facendo il suo mestiere, A.O , che male c’è in fondo ?
Infatti i morti sul lavoro sono martiri di questa società che spesso per il dio denaro nemmeno possono avere l’opportunità di salvarsi e di essere tutelati, dignità e onestà di cui persone che agiscono come A.O, nottetempo, non credo personalmente possano fregiarsi ahimè!
Pudore e vergogna sono quindi sparite dal vocabolario di questa società, che sempre più esibisce come normalità qualsiasi cosa, non rispettare le regole è “normale” tanto da potersi permettere una giusta e commovente lettera di addio pubblica a un padre amorevole che nulla ha fatto mancare ai propri familiari.
Il problema è forse che c’è ancora gente come chi scrive che si stupisce per questi avvenimenti perché il degrado sociale e culturale è così elevato che sarà difficile invertire la tendenza.
I miei genitori ricordo mi hanno insegnato il valore del pudore e della vergogna specie quando non rispettavo le regole, qualcuno li insegna ancora questi valori ?
Temo che la risposta sia, sempre più spesso, sotto gli occhi di tutti.

(Si è deciso di puntare il nome e cognome della vittima per rispetto al giusto e legittimo dolore dei familiari)

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Michele Rinelli – Poliziotto – 18.03.2011