OLTRAGGIO, RESISTENZA E MINACCIA A PUBBLICO UFFICIALE. POSSONO ESSERE “TENUI”? POTREBBERO!



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Leggo su “Repubblica” del 13 giugno, a firma di Alessandra Ziniti: «Il piano Lamorgese: come cambieranno i decreti sicurezza […]»!
Invero la cosa non mi meraviglia, considerato il contesto politico che caratterizza questi tempi, quindi non mi sconcerta apprendere che pare si voglia sopprimere le maximulte alle Ong e quant’altro in tema d’immigrazione, ma la mia attenzione è attratta dal paventato “progetto” di ripristinare la «tenuità del fatto nel reato di oltraggio e violenza a pubblico ufficiale».
Non se ne comprende la ragione, considerato che la “tenuità del fatto” (prevista dall’art. 131-bis del codice penale) è una causa di esclusione della punibilità per chi avesse commesso un reato particolarmente tenue (…); un po’ come si fa con i bimbi biricchini: la marachella ci sta tutta, ma siccome
per prendere il cioccolato hai solo rovesciato un vasetto, per questa volta non ti punisco togliendoti la play-station nel weekend!


Tale articolo di legge è stato ritoccato, nel 2019, dalla legge di conversione del “Decreto Sicurezza Bis”, con cui è stato sancito che l’offesa all’onore ed al prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio e a causa o nell’esercizio delle sue funzioni, in luogo pubblico o aperto al pubblico ed in presenza di più persone, non può mai essere ritenuta di particolare tenuità! Semplice no? Nel pratico: se vengo sottoposto a controllo d’identità da parte di un’unità di polizia mentre mi trovo in mezzo alla gente di piazza Italia, intento ad importunare i passanti, e mi rivolgo all’agente con la frase «Sbirro di m. …, cosa mi rompi le p. … a chiedermi i documenti, va a fare in …», secondo l’attuale formulazione dell’art. 131-bis del codice penale questa mia offesa, che colpisce – giuridicamente parlando – l’istituzione che l’operatore di polizia rappresenta, non potrà mai essere considerata dal giudice di “particolare tenuità”. A rigor di logica non dovrebbe fare una grinza, invece no! Perché l’obbiettivo dichiarato (evidentemente solo politico – strumentale ed affatto attento alle conseguenze) è quello di eliminare dal testo attuale dell’art. 131-bis del codice penale l’inciso: «L’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità […] quando si procede […] nei casi di cui agli articoli 336, 337 e 341-bis, quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni […]».
È appena il caso di sottolineare che gli articoli 336, 337 e 341-bis riguardano, rispettivamente, i reati di “Violenza o minaccia a pubblico ufficiale”, “Resistenza a pubblico ufficiale”, “Oltraggio a pubblico
ufficiale”, cosicché diverrebbe possibile per chi giudica reputare di “particolare tenuità” la condotta del giovanotto di piazza Italia che ho citato sopra a titolo d’esempio.
La questione, e con essa la fattispecie giuridica che la riguarda, meriterebbe ben altro approfondimento, anche alla luce delle numerose sentenze della Cassazione, ma c’è il rischio verosimile di annoiare inutilmente il lettore che non sia avvezzo alla dialettica forense, quindi fermiamoci qui, ma con un’ultima doverosa osservazione: è “singolare” (con un eufemismo ..) che sia proprio il titolare del Dicastero dell’Interno a proporre modifiche di legge idonee a svilire (una volta di più) l’autorevolezza dell’Istituzione
dello Stato che lo ha (che l’ha, in questo caso, trattandosi d’una gentile Signora) a capo, così contribuendo a demoralizzare le decine di migliaia di donne e uomini che giornalmente s’impegnano a tutela della Collettività (?)

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