Uno sPorco lavoro.



Cara Gianna,
Come sono lontani i tempi in cui la tua musica, il tuo sound, i testi delle tue canzoni erano apprezzati dai rockettari come me, le tue performance live (ho assistito a tre di esse) erano una botta di emozioni, sentimenti e adrenalina.
Eh già; eravamo
giovani.
Ma il tempo inesorabilmente passa per tutti e col tempo tutti cambiamo.
Nel tuo caso oggi mi sento di dirti, senza girarci troppo intorno, citando una tua collega: come si cambia per non morire (artisticamente, s’intende).
Non starò qui a fare lo scandalizzato e abbaiare alla luna pretendendo le tue scuse, non voglio farmi questo torto.
Solo a dirti che il nostro è certamente uno sPorco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare, è indispensabile, mentre di una canzonetta mediocre si può fare tranquillamente a meno; e, credimi, ultimamente hai perso parecchio in qualità.
Infatti, testo, musica e arrangiamenti di “L’aria sta finendo” sono di una pochezza unica.
E’ evidente che per te l’estate sta finendo, sempre per usare una citazione e sempre artisticamente parlando.
Sicuramente conosci quel detto secondo cui del maiale non si butta via niente, ma sei arrivata tardi e ti é rimasto il pezzo peggiore; pur sempre meglio che niente, dirai tu e l’hai afferrato al volo.
Bene, scusa se non mi dilungo ma devo andare, anche stasera mi tocca.
A proposito, ci hanno dato una nuova divisa, con una maschera anti-Covid bellissima; ma non ci sono le perle.
Le hai dimenticate o le hai riservate per la prossima ?
Un caro saluto.

Un Poliziotto fra tanti

Chiunque sia cresciuto in campagna, oppure chiunque voglia risparmiare qualcosa non potendo contare su una famiglia con grandi disponibilità, ha certamente imparato dai contadini che “del maiale non si butta via niente”. Espressione usata per spiegare che dalla lavorazione del maiale si ottengono tanti prodotti e, poco o quasi nulla, viene scartato.
Forse oggi, che le tradizioni stanno sparendo, siamo diventati certamente più spreconi, ma fino a pochi anni fa l’uccisione del maiale, era un momento importante:
“L’uccisione del maiale avviene in genere tra Natale e la prima metà di gennaio, in coincidenza con la festa di Sant’Antonio abate il 17 gennaio, il periodo più freddo dell’anno, scegliendo un giorno in cui la luna è nella fase calante perché altrimenti, secondo la diffusa credenza riguardante molte operazioni agricole, come il travaso del vino, la carne andrebbe a male. Essa è occasione per una festa che coinvolge parenti, amici e vicinato: c’è ancora, dopo le prime fasi della macellazione, un banchetto rituale a cui sono invitati i parenti, i vicini, i compari e, naturalmente, l’esperto nella uccisione. Quando arriva, con i giorni di gran freddo, quello stabilito per l’uccisione, si mobilita tutta la famiglia con i ruoli da ricoprire. Sono impegnati soprattutto gli uomini, ma in un’atmosfera di gioia collettiva”. (Emiliano Giancristofaro “Porco bello il maiale e S. Antonio abate nella tradizione abruzzese con cicalata sulla porchetta,
Rivista Abruzzese (1999)

L’allevamento intensivo del maiale è, dunque, una pratica consolidata da millenni. Il maiale per il suo carattere mite e la sua natura golosa – che lo portava ad avvicinarsi ai centri abitati – è stato considerato, per tanto tempo, un animale domestico alla stregua del cane e, come questo, utilizzato per esempio per trovar tartufi.
Nel passato, ogni casa possedeva un maiale e i motivi di tale affezione sono abbastanza comprensibili: il maiale costituiva un’importante riserva di grassi e proteine, è prolifico, onnivoro e rapido nella crescita, tanto da determinare un favorevole rapporto fra investimento e resa.
Nella mitologia etrusca il maiale rappresentava una bestia innocente e immacolata attraverso la quale gli dei mandavano messaggi agli uomini. Presso i latini, il grasso di maiale era simbolo di fertilità, sicché gli stipiti della porta di una nuova casa venivano unti per assicurare fortuna e fecondità. Virgilio celebra il maiale con l’episodio della bianca scrofa la quale indica ad Enea il luogo dove sbarcare. Plinio dice che dall’Etruria venivano spediti a Roma 20.000 porci e qui cucinati sulla base delle ricette di Apicio.
Le femmine del maiale sono molto materne, prima del parto preparano un giaciglio comodo e riparato per la prole e dopo la nascita dei maialini li difendono in maniera feroce.
I piccoli pur continuando a prendere il latte materno cominciano molto presto a mangiare da soli.
Il maiale oltre ad essere citato in vari testi dell’antichità (Odissea, Eneide, Decamerone, ecc. ) è presente anche in molti quadri, soprattutto in quelli che lo ritraggono accanto a S.Antonio, il quale scoprì che il grasso del maiale poteva alleviare i dolori di una malattia denominata poi “fuoco di S. Antonio”.
Nel giudaismo e nell’islam si osserva la prescrizione di non mangiare carne di maiale, considerata impura.
Il maiale, come la luna, è un simbolo solare, rappresenta la personificazione del sole, ed è associato alla mascolinità nelle sue manifestazioni estreme quali: l’aggressività, il coraggio, la lotta, la sete di sangue, l’intemperanza, la gola, l’immoralità e la dissolutezza.
Per i celtici il simbolo del maiale/cinghiale esprimeva valori positivi.
Quest’animale era considerato l’incarnazione del coraggio e dell’altruismo.
Gli scandinavi, credevano che il cinghiale avesse prodigiose abilità, perciò indossavano gli elmi con incisa l’immagine del cinghiale, o la maschera dell’animale, affinché, i soldati sul campo di battaglia godessero della loro protezione.

Il guerriero, che indossava un elmo speciale o la maschera di cinghiale, passava sotto la tutela della dea Freyja. Nella tomba del defunto era posta la carne di maiale/cinghiale, perché si credeva che questa gli avrebbe fornito la forza sulla strada verso l’al di là.
Presso i greci, gli ittiti e la mitologia norrena, spesso prevale il motivo della trasformazione dell’uomo in maiale/cinghiale
Senza dimenticare che il Maiale è uno dei segni dell’oroscopo cinese, un segno con grandi potenzialità e pochi difetti.
Un vecchio proverbio medievale dice che l’agnello (o il bue) è buono da vivo e da morto, il cane è buono da vivo e cattivo da morto, il maiale è cattivo da vivo ma buono da morto e il lupo è cattivo da vivo e da morto.
Col Medioevo cristiano le cose per il porco cambiarono, e in peggio. I simboli della religione pagana furono demonizzati e il maiale, relegato a simbolo della lussuria, assunse le connotazioni negative che ci sono arrivate fino di oggi.

Abbiate pazienza, l’abbiamo fatta lunga, ma non più di tanto, solo per spiegare che il maiale è insieme all’uomo da quasi 10 mila anni e immaginiamo che sarà indispensabile perlomeno per i prossimi 10 mila anni, al contrario di certe canzoncine di cui certamente si può fare a meno e che certamente dimenticheremo in un lasso di tempo infinitamente minore.
Non siamo offesi né arrabbiati né indignati, non certamente per un cartone animato; forse un po’ amareggiati, ci saremmo aspettati delle critiche dure e giuste ma non una generalizzazione banale, scontata e sciocca.
Ciò che invece realmente ci indigna, sono i “comunicati” ad orologeria dei vari sindacatini, sindacatoni e associazioni di casta che improvvisamente, dopo mesi e mesi di torpore, si sono palesati ricordandosi di esistere e sono subito scesi in battaglia con i soliti comunicati triti e ritriti per un cartone animato mal riuscito.
Eppure, in questi mesi, abbiamo assistito a fatti ben più gravi e su qualcuno abbiamo pure detto la nostra, ma dai sindacatini e sindacatoni è sempre stato silenzio tombale.
Certo ci vuole coraggio ad esprimere le proprie opinioni, tanto più quando queste sono invise a chi governa, non sia mai che poi vengano meno agevolazioni e privilegi.
Tralasciando l’aspetto puramente giuridico delle norme emanate nell’ultimo anno in nome dell’emergenza, dimenticando gli aspetti etici spesso oggetto di tali norme, a tratti comici se non quando certamente illegittimi, sindacatini e sindacatoni avrebbero comunque avuto argomenti rilevanti per cui battersi il petto:
-ci hanno tolto il taser, strumento fondamentale per la sicurezza degli operatori
-abbiamo il contratto scaduto
-siamo l’unica categoria di lavoratori al mondo il cui lavoro straordinario è pagato meno dell’ordinario
-abbiamo una crisi di personale senza precedenti, che tra poco ci costringerà a chiudere la metà dei presidi di polizia
– abbiamo una percentuale di suicidi tra gli appartenenti che non può essere sottovalutata
– i feriti per cause di servizio tra le forze del’’ordine sono in esponenziale aumento

-gestione del personale nel rispetto del ANQ e maggiore attenzione e sensibilità nell’ applicazioni delle riforme per ragioni dipendenti da causa di servizio e non.

 
Insomma, come categoria non è che ce la passiamo proprio benissimo e i tempi che ci aspettano non sono dei migliori, come per la maggior parte degli italiani, e siamo ben consapevoli che sia uno sPorco lavoro, ma qualcuno nel bene o nel male deve farlo.

Lo Staff Poliziotti.it